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	<title>Mauro Zuccante - BLOG</title>
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		<title><![CDATA[Aboliamo le regioni a statuto speciale]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img alt="" src="/public/rigoniStern.jpg" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />«... Io mi sono espresso chiaramente a proposito di questo problema che si chiuder&agrave; nei prossimi giorni. Me lo hanno chiesto i trentini. Ho detto ai trentini che sarebbe ora che venissero abolite in Italia le regioni a statuto speciale. Semplicemente questo.<br />Dal 1945 ad oggi sono passati 62 anni. Se allora poteva andare l'accordo De Gasperi-Gruber per la Provincia di Bolzano (non per la Provincia di Trento!), da allora sono passati 62 anni.<br />Siamo in Europa. Abbiamo una moneta unica. Perch&eacute; dobbiamo avere in Italia delle differenze tra cittadini? E' semplicemente questo.<br />Io non andr&ograve; a votare. Se andr&ograve; a votare dir&ograve; no, perch&eacute; io voglio restare veneto. Semplicemente per questo.<br />Sono italiano, sono veneto e sono dell'Altipiano. I nostri interessi nel passato erano sempre con la pianura di qua. Siamo Tribunale di Bassano, siamo Provincia di Vicenza,  siamo Diocesi di Padova. Abbiamo Ufficio del Registro a Thiene, Ufficio delle imposte a Thiene, Procedure delle ipoteche a Schio. Abbiamo l'Archivio notarile a Vicenza. La storia da 1000 anni ci dice questo.<br />Perci&ograve; a quelli che vogliono il referendum [dico] lottiamo perch&eacute; vengano abolite le regioni a statuto speciale. E' molto pi&ugrave; semplice che fare tante regioni a statuto speciale. Perch&eacute; dopo i veneti ci saranno anche altri. E questo semplicemente trovo [che sia] un'ingiustizia nella nostra Costituzione. Aboliamo nella Costituzione le regioni a statuto speciale e il problema viene risolto. Siamo tutti italiani dentro i confini e siamo tutti europei. Non ci devono essere differenze. Semplicemente questo.<br />Per quanto riguarda il referendum dico questo a voce alta. L'ho detto ai trentini, trentini che contano, che ho molti amici l&igrave;, mi han detto: «hai ragione», loro stessi. Io porto il mio pensiero, ognuno porta il suo. Per fortuna siamo in uno stato democratico. Semplicemente questo.<br />Volete fare il referendum? Fatelo. Lo approver&agrave; lo Statuto del Trentino? Lo approver&agrave;. Lo approver&agrave; il Parlamento? Lo approver&agrave;. Lo approver&agrave; la Costituzione? Lo approver&agrave;. Mi adatter&ograve;. Ma io rester&ograve; cittadino d'Europa che vive in Altipiano. Semplicemente questo».<br />(Mario Rigoni Stern, da un intervento orale del 2007)<hr style="width: 100%; height: 2px;" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - La notte di San Giovanni]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/pasolini4.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />&laquo;... Avrei voluto fare come il protagonista de La vita agra di Luciano Bianciardi  che arriva a Milano con la volont&agrave; di far saltare in aria il Pirellone per  vendicare i quarantotto minatori di Ribolla, massacrati da un&rsquo;esplosione in  miniera, nel maggio 1954, nel pozzo Camorra. Chiamato cos&igrave; per le infami  condizioni di lavoro. Dovevo forse anch&rsquo;io scegliermi un palazzo, il Palazzo,  da far saltare in aria, ma ancor prima di infilarmi nella schizofrenia  dell&rsquo;attentatore, appena entrai nella crisi asmatica di rabbia mi rimbomb&ograve;  nelle orecchie l&rsquo;Io so di Pasolini come un jingle musicale che si ripeteva  sino all&rsquo;assillo. E cos&igrave; invece di setacciare palazzi da far saltare in aria,  sono andato a Casarsa, sulla tomba di Pasolini. Ci sono andato da solo,  anche se queste cose per renderle meno patetiche bisognerebbe farle in  compagnia. In banda. Un gruppo di fedeli lettori, una fidanzata. Ma io  ostinatamente sono andato da solo.<br />Casarsa  un bel posto, uno di quei posti dove ti viene facile pensare a  qualcuno che voglia campare di scrittura, e invece ti &egrave; difficile pensare a  qualcuno che se ne va dal paese per scendere pi&ugrave; gi&ugrave;, oltre la linea  dell&rsquo;inferno. Andai sulla tomba di Pasolini non per un omaggio, neanche per  una celebrazione. Pier Paolo Pasolini. Il nome uno e trino, come diceva  Caproni, non &egrave; il mio santino laico, n&eacute; un Cristo letterario. Mi andava di  trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza  vergogna sulla possibilit&agrave; della parola. La possibilit&agrave; di scrivere dei  meccanismi del potere, al di l&agrave; delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se  era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i  corpi dei reati e renderli elementi dell&rsquo;architettura dell&rsquo;autorit&agrave;. Se era  ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale,  l&rsquo;affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama  della scrittura.<br />Presi il treno da Napoli per Pordenone, un treno lentissimo dal nome assai  eloquente sulla distanza che doveva percorrere: Marco Polo. Una distanza  enorme sembra separare il Friuli dalla Campania. Partito alle otto meno dieci  arrivai in Friuli alle sette e venti del giorno dopo, attraversando una notte  freddissima che non mi diede tregua per dormire neanche un po&rsquo;. Da Pordenone  con un bus arrivai a Casarsa e scesi camminando a testa bassa come chi sa gi&agrave;  dove andare e la strada pu&ograve; anche riconoscerla guardandosi la punta delle  scarpe. Mi persi, ovviamente. Ma dopo aver vagato inutilmente riuscii a  raggiungere via Valvasone, il cimitero dove  sepolto Pasolini e tutta la sua  famiglia. Sulla sinistra, poco dopo l&rsquo;ingresso, c&rsquo;era un&rsquo;aiuola di terra  nuda. Mi avvicinai a questo quadrato con al centro due lastre di marmo  bianco, piccole, e vidi la tomba. &quot;Pier Paolo Pasolini (1922-1975).&quot; Al  fianco, poco pi&ugrave; in l&agrave;, quella della madre. Mi sembr&ograve; d&rsquo;essere meno solo, e  l&agrave; iniziai a biascicare la mia rabbia, con i pugni stretti sino a far entrare  le unghie nella carne del palmo. Iniziai a articolare il mio <span style="font-style: italic;">io so</span>, l&rsquo;io so  del mio tempo&raquo;. (Roberto Saviano, da <span style="font-style: italic;">Gomorra</span>)   <br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />LA NOTTE DI SAN GIOVANNI<br />[di Pier Paolo Pasolini, da &quot;Poesie disperse e inedite&quot;]<br /><br />Li fantatis a van crotis ta l'ort,<br />la luna di San Zuan a li monda.<br />Sot dal milussar a si pognin crotis<br />vuardant li stelis spierdudis e il nul.<br /><br />Mondini, rosada di San Zuan!<br />a ciantuss&egrave;in plan plan li fantatis<br />pognetis sot dal milussar neri neri:<br />la Cuarnussa, la Piela, la Batistona.<br /><br />Se bielis ches fantatis, ches stroligutis!<br />Il grin dut mol di rosada<br />al brila coma la n&egrave;if, a la luna di Z&ugrave;in.<br />Intant i fant&agrave;s a ciantin... ju par un mond lont&agrave;n.<br /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">[Le ragazze vanno nude nell'orto.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">La luna di San Giovanni le monda.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Sotto il melo si distendono nude,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">guardando le stelle sperdute e il nuvolo.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Mondaci, rugiada di San Giovanni!,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">canterellano pian piano le ragazze,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">distese sotto il melo nero nero:</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">la Cuarnussa, la Piela, la Batistona.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Che belle quelle ragazze, quelle strologucce!</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il grembo tutto molle di rugiada</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">brilla come la neve, sotto la luna di Giugno.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Intanto i giovani cantano... gi&ugrave; per un mondo lontano.]</span><br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/notteSGiovanni.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Pianefforte 'e notte]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/vicoloDinotte.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Tre incroci di poeti.<br /><span style="font-weight: bold;">Salvatore Di Giacomo</span> dal 1893 ricopr&igrave; l'incarico di bibliotecario presso la Biblioteca del Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli. <span style="font-weight: bold;">Salvatore Quasimodo</span> fu professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica &quot;G. Verdi&quot; di Milano.<br /><span style="font-weight: bold;">Salvatore Di Giacomo</span> ader&igrave; al Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925. Tra i firmatari del Manifesto figurava anche <span style="font-weight: bold;">Giuseppe Ungaretti</span>.<br /><span style="font-weight: bold;">Salvatore Di Giacomo</span> scrisse una poesia dal titolo <span style="font-style: italic;">Voce d'ammore antiche</span>. <span style="font-weight: bold;">Pier Paolo Pasolini</span> ne fece una versione in italiano. Eccone l'ultima strofa.<br />[...]<br />Vienetenne cu mmico chiano chiano,<br />malincunia, ca maie nun m'abbandune;<br />j'ammuncenno p' 'a strata a mano a mano,<br />e nun guardammo maie nfaccia a nisciuno.<br />Ca si quaccuno vo' sap&eacute; che ppene<br />mme porto appriesso a me sera e matina,<br />nun di', nun di' ca nun me vo' cchi&ugrave; bene...<br />E rispunne: Se sente poco buono...<br />[...]<br /><span style="font-style: italic;">Vieni con me piano piano, malinconia,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">che mai non mi abbandoni;</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">andiamocene per la strada a mano a mano,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">e non guardiamo mai in faccia nessuno.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Che se qualcuno vuol sapere che pene</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">mi porto appresso sera e mattina,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">non dire, non dire che non mi ami pi&ugrave;...</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">E rispondi: non si sente bene...</span><hr style="width: 100%; height: 2px;" />PIANEFFORTE 'E NOTTE<br />di Salvatore Di Giacomo<br /><br />Nu pianefforte 'e notte<br />sona luntanamente,<br />e 'a museca se sente<br />pe ll'aria suspir&agrave;. <br /><br />E' ll'una dorme 'o vico<br />ncopp' a sta nonna nonna<br />'e nu mutivo antico<br />'e tanto tiempo fa. <br /><br />Dio, quanta stelle ncielo!<br />Che luna! E c'aria doce!<br />Quanto na bella voce <br />vurria sent&igrave; cant&agrave;! <br /><br />Ma sulitario e lento<br />moro 'o motivo antico;<br />se fa cchi&#728; cupo 'o vico<br />dint' a ll'oscurit&agrave;.<br /><br />Ll'anema mia surtanto<br />rummane a sta fenesta.<br />Aspetta ancora. E resta,<br />ncantannose, a penz&agrave;.<br /><br /><span style="font-style: italic;">[Un pianoforte, di notte,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">suona in lontananza,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">e la musica si sente</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">sospirare per l'aria.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">E' l'una: dorme il vicolo</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">su questa ninna nanna</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">di un motivo antico,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">di tanto tempo fa.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Dio, quante stelle in cielo!</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Che luna! E che aria dolce!</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Quanto una bella voce</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">vorrei sentir cantare!</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ma solitario e lento</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">muore il motivo antico;</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">si fa pi&ugrave; buio il vicolo</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">nell'oscurit&agrave;.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Solo la mia anima</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">rimane a questa finestra.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Aspetta ancora. E resta,</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">sognando, a pemsare.]</span><br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/salvatoreDiGiacomo.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Notturno]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/tarchiani&amp;marshall.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Una vita movimentata quella del poliedrico Alberto Tarchiani.<br />Poeta crepuscolare. Emigr&ograve; negli negli Stati Uniti, dopo lo scioglimento del gruppo di giovani artisti ed intellettuali che si era radunato attorno alla figura di Sergio Corazzini, prematuramente scomparso nel frattempo (<span style="font-style: italic;">&laquo;Nulla rimaneva per me, se non l'esodo. E cos&igrave; fu&raquo;</span>). Rientrato dall'America come volontario, fu combattente nella Grande Guerra. Poi, divenne redattore capo al Corriere della Sera. Ma di nuovo fu costretto a rifugiarsi all'estero, a causa della diaspora degli antifascisti. Ritorn&ograve; ancora in Italia, al seguito dell'esercito di liberazione anglo-americano. Eccolo, infine (a destra in questa foto), ambasciatore negli Stati Uniti, al fianco di George Marshall (quello del celebre piano di aiuto economico che ci risollev&ograve; dalle rovine della guerra).<br />Uomini d'altri tempi!<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />NOTTURNO<br />di Alberto Tarchiani<br /><br />Brulichio d'astri, tepido gorgoglio,<br />filtro di fuochi tremulo sul mare;<br />voce che chiama, ombra che scompare;<br />passi sul greto e passi sul trifoglio.<br /><br />Timida mano esangue, timida senza orgoglio,<br />muove la cuna dell'infante. Rare,<br />alla spiaggia, barche, in terra, bare,<br />(un grave libro nel silenzio sfoglio)<br /><br />dormon tranquille. S'ode l'oscillare<br />dell'universo, d'onda in onda. E viene,<br />dalle navi lontane e d'oltremare<br /><br />folto uno stormo di messaggi.<br />Pare (vela del mondo!) che si gonfi il cielo,<br />pel mio folle des&igrave;o di navigare.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/barcheDiNotte.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - La notte bella]]></title>
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		<created>2008-11-07T18:49:25+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/ungaretti.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />&laquo;Sono d'Alessandria d'Egitto: altri luoghi d'Oriente possono avere <span style="font-style: italic;">le mille notti e una</span>, Alessandria ha il deserto, ha la notte, ha il nulla, ha i miraggi, la nudit&agrave; immaginaria che innamora perdutamente e fa cantare a quel modo senza voce che ho detto. ... Ci sono due elementi della mia prima infanzia, anzi, gli elementi sono tre, e presto verranno a sorprendermi in senso d'ispirazione poetica. Innanzi tutto , la notte, la notte e il suo traffico: voci di guardiani notturni: si rincorrevano, venivano, s'allontanavano: <span style="font-style: italic;">Uahed!</span>..., ritornavano <span style="font-style: italic;">Uahed!</span>..., ogni quarto d'ora, rifatto il giro intorno al mio orecchio infantile. Era il primo percepire dell'infinito, d'un infinito cerchio, come gi&agrave; gli antichi Egiziani usavano rappresentarlo nel mordersi la coda di un serpente.&raquo; (G. Ungaretti, da <span style="font-style: italic;">Note del poeta sulla sua vita e sulla sua poesia</span>)<br /><br />...<br /><br />NOTTE DI MAGGIO<br />(di G. Ungaretti, da <span style="font-style: italic;">L'Allegria</span>)<br /><br />Il cielo pone in capo<br />ai minareti<br />ghirlande di lumini<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />LA NOTTE BELLA<br />Devetachi il 24 agosto 1916<br /><br />Quale canto s'&egrave; levato stanotte<br />che intesse<br />di cristallina eco del cuore<br />le stelle<br /><br />Quale festa sorgiva<br />di cuore a nozze<br /><br />Sono stato<br />uno stagno di buio<br /><br />Ora mordo<br />come un bambino la mammella<br />lo spazio<br /><br />Ora sono ubriaco<br />d'universo.<br /><br />(Giuseppe Ungaretti, da <span style="font-style: italic;">L'Allegria</span>)<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/notte&amp;astri.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Pasolini e Turoldo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/pasolini3.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Soltanto da poco apprendo che la cerimonia funebre di Pier Paolo Pasolini venne officiata da David Maria Turoldo. Giunse da Bergamo apposta. Turoldo durante la messa lesse brani dal Vangelo secondo Matteo. Pi&ugrave; tardi, lesse un brano dal discorso delle Beatitudini, la pi&ugrave; semplice e colorata forma di amore verso Dio. Quella forma di amore che rende l'uomo simile a un giullare, che non pu&ograve; che disarmare la violenza. &laquo;Beati i poveri in spirito, beati gli affitti, beati i miti. Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni male contro di voi...&raquo;.<br />...<br />&laquo;L'Italia sta marcendo in un benessere che &egrave; egoismo, stupidit&agrave;, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza &egrave;, ora, il fascismo.&raquo; (Pier Paolo Pasolini, in <span style="font-style: italic;">Vie Nuove</span> n. 36, 6 settembre 1962)<br />...<br />&laquo;&Egrave; vero che lui si dice ateo, agnostico; &egrave; per&ograve; anche vero che era un missionario, che il suo io &egrave; un io totalizzante, coinvolgente&hellip;la sua letteratura &egrave; la sua vita, e la sua stessa vita un evento letterario. L&rsquo;io &egrave; al centro di tutta la sua storia, di tutto il suo universo: perci&ograve; &egrave; sempre travolto. Non c&rsquo;&egrave; distinzione tra la sua avventura e se stesso: lui &egrave; la sua parola, il suo scritto, il suo annuncio&raquo;. (David Maria Turoldo, <span style="font-style: italic;">Intervista su Pier Paolo Pasolini</span>)<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/davidMariaTuroldo-2.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - La notte del Signore]]></title>
		<id>http://www.maurozuccante.com/dblog/articolo.asp?articolo=67</id>
		<created>2008-10-24T17:52:19+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/getsemani.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Padre David Maria Turoldo venne al mio paese sul finire degli anni Settanta per una conferenza. Ero un ragazzino, ma ho conservato un vivo ricordo di quella serata. Ho faticato a seguire il discorso, ma sono stato impressionato dalla sua smisurata autorevolezza, dalla gravit&agrave; della sua figura, dal calore della voce, dall'intensit&agrave; dello sguardo, dall'eloquenza dei gesti. Da allora collego l'idea di profeta alla persona di Turoldo.<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />da &quot;LA NOTTE DEL SIGNORE&quot;<br />di David Maria Turoldo<br /><br />Perfino gli olivi piangevano<br />quella Notte, e le pietre<br />erano pi&ugrave; pallide e immobili,<br />l'aria tremava tra ramo e ramo<br />quella Notte.<br /><br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E dicevi:<br />&ldquo;Padre, se &egrave; possibile...&rdquo;. Cos&igrave;<br />da questa ringhiera<br />quale un reticolato da campo<br />di concentramento, iniziava<br />la tua Notte.<br /><br />Si &egrave; levata la pi&ugrave; densa Notte<br />sul mondo: tra questa<br />e l'altra preghiera estrema:<br /><br />&ldquo;Perch&eacute;, perch&eacute;... ma perch&eacute;, mio Dio...&rdquo;<br />Notte senza lume: disperata<br />tua e nostra Notte. &ldquo;Perch&eacute;...?&rdquo;<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/davidMariaTuroldo.jpg" alt="" />]]></content>
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		<issued>2008-10-24T17:52:19+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La scuola del maestro unico]]></title>
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		<created>2008-10-23T20:00:21+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img alt="" src="/public/maestraUnica.jpg" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />&laquo;Alla riapertura autunnale della scuola mancava sempre qualche compagno, rimpiazzato tuttavia da chi nella classe superiore si era fermato ad aspettarci. Cos&igrave; i conti tornavano e l'equilibrio anche. Ma a lungo andare il fenomeno della diserzione sfoltiva le schiere. Noi si era partiti in prima con due sezioni numericamente robuste: una maschile e una femminile, divise alla stregua di un criterio pedagogico del tempo: <span style="font-style: italic;">omini e done diagolo insieme</span>, come s'usava dire. Ebbene siamo giunti al traguardo raggruppati in una sezione unica e assottigliata.<br />Allora lungo il corso degli studi molti cadevano inciampando nella &ldquo;lettura ed esercizi per iscritto di lingua&rdquo;, in &ldquo;aritmetica e contabilit&agrave;&rdquo; e in altri ostacoli minori. Cadevano e restavano l&igrave;.&raquo; (Bruno Anzolin, da<span style="font-style: italic;"> Il tempo dei ciottoli, </span>2002).<br />...<br />Sono convinto che buona parte di coloro che plaudono alla restaurazione di antichi modelli, se tornassero bambini a frequentare la scuola del maestro unico, sarebbero da conteggiare tra i &ldquo;caduti&rdquo;.<br />Coraggio maestre!<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Il gelsomino notturno]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/pascoli&amp;puccini.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Mi colpisce questa immagine che ritrae insieme Giovanni Pascoli e Giacomo Puccini. Risale al 1908, allorch&eacute; Puccini accompagn&ograve; un amico giornalista a Castelvecchio, per un'intervista a Pascoli, da pubblicare sul Corriere della Sera. Sembra che sia stato l'ultimo incontro tra il poeta e il compositore. Nella foto Puccini appare molto elegante, mentre Pascoli, vestito di bianco, indossa un abito pi&ugrave; &quot;alla buona&quot;. L'immagine non piacque molto al poeta, al punto che chiese a Puccini di stracciare &laquo;quella spettrale fottografia (sic!)&raquo;. <br />Insomma Pascoli e Puccini si conoscevano e si sono incontrati pi&ugrave; di una volta, ma viene da chiedersi per quale motivo tra i due non si arriv&ograve; mai ad una collaborazione.<br />Eppure, non &egrave; raro imbattersi in considerazioni di critici che paragonano e accostano il mondo poetico dei due artisti. &laquo;... un parallelo fra Pascoli e Puccini trova ragione: la trova sul terreno delle soluzioni espressive. Se osservate il modo in cui gli accenti del verso nelle strofe pascoliane sono emancipati dall'accentuazione tradizionale della poesia italiana, la sintonia con Puccini si fa chiara. La novit&agrave; di Puccini, dal punto di vista linguistico, &egrave; il prosciugamento della vocalit&agrave; Puccini riesce a far cantare una sola nota ... Anche Pascoli emancipa il proprio linguaggio dal linguaggio usato dalla poesia lirica, costruisce strofe senza soluzione e respiro&raquo;. Sono parole di Enzo Siciliano, il quale riporta pure il punto di vista, alquanto caustico, di Sanguineti: &laquo;... entrambi, Pascoli e Puccini, metterebbero in azione macchinette sadiche, &quot;macchinette liriche per lacrime, <span style="font-style: italic;">ad usum infantis</span>&quot;, non inefficaci anche sugli adulti. Quel critico, Edoardo Sanguineti, avrebbe voluto liquidare, perch&eacute; facevano impiccio alle sue tesi, tanto Myricae quanto Boh&egrave;me (h&eacute;las!)&raquo; (Enzo Siciliano, <span style="font-style: italic;">Puccini</span>, Milano, 1976).<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Il gelsomino notturno<br />di G. Pascoli <br /><br />E s'aprono i fiori notturni,<br />nell'ora che penso a' miei cari.<br />Sono apparse in mezzo ai viburni<br />le farfalle crepuscolari.<br /><br />Da un pezzo si tacquero i gridi:<br />l&agrave; sola una casa bisbiglia.<br />Sotto l'ali dormono i nidi,<br />come gli occhi sotto le ciglia.<br /><br />Dai calici aperti si esala<br />l'odore di fragole rosse.<br />Splende un lume l&agrave; nella sala.<br />Nasce l'erba sopra le fosse.<br /><br />Un'ape tardiva sussurra<br />trovando gi&agrave; prese le celle.<br />La Chioccetta per l'aia azzurra<br />va col suo pigolio di stelle.<br /><br />Per tutta la notte s'esala<br />l'odore che passa col vento.<br />Passa il lume su per la scala;<br />brilla al primo piano: s'&egrave; spento . . .<br /><br />E' l'alba: si chiudono i petali<br />un poco gualciti; si cova,<br />dentro l'urna molle e segreta,<br />non so che felicit&agrave; nuova.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/casaDiNotte.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Era notte]]></title>
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		<created>2008-10-10T18:18:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/serenata.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />&laquo;Ah le serenate a li tempi mii che ccose bbelle!<br />Si cchiudo l&rsquo;occhi, me pare incora adesso de vedelle e dde sentille.<br />Le strade staveno guasi a lo scuro: perch&egrave; allora li lampioni ereno rari come le mosche bbianche, speciarmente pe&rsquo; la Regola, pe&rsquo; li Monti e ppe&rsquo; Ttrestevere.<br />A quanto se sentiva in de la silenziosit&agrave; de la notte una bbella voce che ccantava una tarantella accompagnata dar calascione o ddar mandolino.<br />Si la serenata era fatta da quarche ggiovinotto che stava in collera co&rsquo; la su&rsquo; regazza, e questa, a ssentillo a ccant&agrave;&rsquo;, s&rsquo;inteneriva e upriva la finestra pe&rsquo; ssalutallo, la pace era fatta co&rsquo; li lanternoni!&raquo;<br />(da Giggi Zanazzo, &quot;Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma&quot;, 1908).<br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />ERA NOTTE<br />di Luigi Zanazzo<br /><br />Era notte. Una notte tanto bella<br />con un celo e una luna che incantava.<br />E io stavo a vard&agrave; na finestrella,<br />che luccicava tanto, luccicava.<br /><br />E vedevo appar&igrave; na capoccella<br />che arzava la tennina, se n'annava,<br />poi ritornava indietro e s'affissava<br />coll'occhi fissi come su na stella.<br /><br />Allora io je cantai: &laquo;Fior de fortuna:<br />io spasimo pe voi, ci&ograve; er core in pena<br />e voi ve state a contempr&agrave; la luna&raquo;.<br /><br />S'upr&igrave; la finestrella adacio adacio<br />e in quer silenzio, appena appena appena,<br />m'intesi fa un sospiro e mann&agrave; un bacio.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/giggiZanazzo.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Dormono le cime dei monti]]></title>
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		<created>2008-09-28T21:19:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/venere&amp;luna.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Ci sono alcuni punti di contatto tra l'opera di Salvatore Quasimodo e la musica. <br />Innanzitutto, un particolare biografico. Nel 1941 egli venne nominato, per chiara fama, professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica &quot;G. Verdi&quot; di Milano , incarico che mantenne fino alla fine del 1968. <br />In secondo luogo, la frequenza con la quale molti musicisti hanno attinto dai suoi testi. In particolare dalle traduzioni che egli fece dei Lirici greci. <br />&laquo;Nel 1940 esce per i tipi di Corrente il volume <span style="font-style: italic;">Lirici greci</span> di Salvatore Quasimodo. L&rsquo;opera suscita subito un ampio dibattito che vede contrapposti quanti criticano l&rsquo;eccessiva libert&agrave; delle traduzioni del poeta e quanti invece ne apprezzano la resa moderna, pi&ugrave; vicina allo spirito del tempo. Decisivo &egrave; il saggio introduttivo di Luciano Anceschi, che coglie il legame tra i modi dell&rsquo;ermetismo cui aderiscono le traduzioni e un nuovo ideale di classicit&agrave;, privo dell&rsquo;enfasi e della retorica che avevano caratterizzato le precedenti trasposizioni. La discussione in &agrave;mbito letterario ha una vasta eco in campo musicale, come mostrano le ben quattordici intonazioni dei testi, nel ventennio 1940-60, ad opera di Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Sebastiano Caltabiano, Carlo Prosperi, Sylvano Bussotti, Luciano Berio, Bruno Maderna, Luigi Nono, Luciano Chailly e Ugalberto de Angelis&raquo;. Queste parole sono tratte da Scalfaro, Anna (2007) <span style="font-style: italic;">I Lirici greci di Quasimodo: un ventennio di recezione musicale</span>. L'intero studio si pu&ograve; scaricare da <a href="http://amsdottorato.cib.unibo.it/229/1/TesiDottorato.pdf" target="_blank">qui</a>.  <br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/alcmaneNnotte.jpg" alt="" /><br /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />DORMONO LE CIME DEI MONTI<br />(trad. di Salvatore Quasimodo, da ALCMANE)   <br /><br />Dormono le cime dei monti<br />e le vallate intorno,<br />i declivi e i burroni;<br /><br />dormono i rettili, quanti nella specie<br />la nera terra alleva,<br />le fiere di selva, le varie forme di api,<br />i mostri nel fondo cupo del mare;<br /><br />dormono le generazioni<br />degli uccelli dalle lunghe ali.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/sQuasimodo.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[La nuova scuola]]></title>
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		<created>2008-09-26T17:19:52+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/scuolaPrimaria.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />E' trascorso pi&ugrave; di un mese, da quando &egrave; stato diffuso il piano del governo (largamente condiviso dall'opinione pubblica), in merito ai tagli di spesa nel settore scolastico, di proporzioni rilevanti ed inedite.<br />Pressoch&eacute; contemporaneamente, &egrave; stato inaugurato, a pochi passi da casa mia, un nuovo edificio, che, da qualche settimana, ospita le classi della locale Scuola primaria.<br />Mentre partecipavo alla cerimonia di inaugurazione, nutrivo stati d'animo contrastanti. Da un lato, l'orgoglio di assistere ad un evento raro e basilare, su cui si fonda la vita di una comunit&agrave; di cittadini. Dall'altro, l'imbarazzo di far parte di una nazione, per cui l'educazione dei bambini &egrave; considerata meno importante di un marciapiede da asfaltare.]]></content>
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		<title><![CDATA[I canti degli Alpini - La blonde #2]]></title>
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		<created>2008-09-25T22:37:58+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/luigiXIV.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />Sembra che questa canzone risalga al 1704, all'epoca di Luigi XIV. In origine era una marcia militare dal titolo <span style="font-style: italic;">Le prisonnier de Hollande</span>. Il suo presunto autore, And&eacute; Joubert du Collet, venne, infatti, tenuto prigioniero dagli olandesi e liberato grazie all'intervento dello stesso Luigi XIV. La canzone, diffusasi in seguito al di fuori dell'ambiente militare, assunse il carattere di canzone infantile.]]></content>
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		<title><![CDATA[I canti degli Alpini - La blonde #1]]></title>
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		<created>2008-09-25T22:34:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/Michelangeli.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" />E' una delle canzoni popolari francesi pi&ugrave; note.<br />Sorprende trovarla nel repertorio dei cori alpini.<br />Credo che la sua diffusione dalle nostre parti sia da attribuire alla notoriet&agrave; della versione curata da Arturo Benedetti Michelangeli per il Coro della SAT. I canti che il celebre pianista, intorno agli anni Cinquanta, ha arrangiato per il coro trentino provengono, infatti, dalla tradizione piemontese e francofona. Michelangeli ha individuato nel folclore di quell'area gli spunti melodici di impronta modale, che favorivano la sua predilezione per ambientazioni armoniche di sapore impressionista. Cos&igrave;, il raffinato interprete di Debussy e Ravel ha trovato il modo di coniugare i "modi rustici" del canto alpino con una sensibilit&agrave; armonica, che rimanda alle "squisitezze" del suo tocco pianistico.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img src="/public/satMichelangeli.jpg" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Progetto Notte - Alla Sera]]></title>
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		<created>2008-09-14T20:20:13+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="/public/seraBrognoligo.jpg" alt="" /><hr style="width: 100%; height: 2px;" /><span style="font-style: italic;">In plaghe remote mi volgo alla sacra, ineffabile, arcana notte.</span> <br />(Novalis, <span style="font-style: italic;">Inni alla notte</span>)   <br /><br />La notte &egrave; l’infinito che si contrappone al finito. In essa si immerge l’io dei poeti nell’anelito di superare i limiti mortali di spazio e tempo, di valicare la soglia tra mondo visibile ed invisibile, di oltrepassare la realt&agrave; per approdare alla sfera dell’immaginazione assoluta. <br />Ma le visioni notturne a volte sfuggono alla razionalit&agrave; della parola. Il poeta definisce la notte “ineffabile”. <br />Ecco, dunque, viene in soccorso la musica. <br />La musica, a-semantica per natura, non sa dirci nulla di ci&ograve; che si pu&ograve; comunicare con il linguaggio comune; ma &egrave; la via d’accesso a quelle verit&agrave; che sono pi&ugrave; profonde (l’Idea, lo Spirito, l’Infinito) e che la parola – sia pur poetica – non riesce a spiegare. Attraverso la musica “<span style="font-style: italic;">si &egrave; trasportati in una sfera di idee pi&ugrave; elevate, si sente nel proprio intimo realizzata la vita sublime sognata dai poeti</span>” (Berlioz). <br />Una concezione cara all’estetica romantica, sta all’origine di questo progetto. <br />La notte, infatti, esalta i caratteri della regina delle arti (la musica, appunto, per i filosofi romantici), la pi&ugrave; lontana dalla corporeit&agrave; e la pi&ugrave; vicina al puro movimento dei mondi inaccessibili, l’unica in grado di esprimere l’in s&eacute; del mondo, di rappresentare la pura volont&agrave; (Schopenauer), di esprimere quel punto limite del sentire umano, a cui tendono tutte le arti ed in particolare la poesia. <br />Tutto ci&ograve; in quanto la musica trae la sua forza dall’Urklang (il suono primordiale, rievocato all’inizio, al termine e – a parole – a met&agrave; del programma); quella misteriosa origine acustica che mette l’animo in sintonia con il tutto, che fa provare un brivido dell’aldil&agrave;, che si manifesta come voce dell’universo, come canto primigenio dell’umanit&agrave; intera.<br /> Di notte, quindi, s’incontrano poesia e musica; e di notte l’ispirazione apollinea della poesia finisce col parlare il linguaggio di Dioniso (Nietzsche).<hr style="width: 100%; height: 2px;" />ALLA SERA<br />di Ugo Foscolo<br /><br />Forse perch&eacute; della fatal quiete<br />tu sei l'immago a me s&igrave; cara vieni<br />o Sera! E quando ti corteggian liete<br />le nubi estive e i zefiri sereni,<br /><br />e quando dal nevoso aere inquiete<br />tenebre e lunghe all'universo meni<br />sempre scendi invocata, e le secrete<br />vie del mio cor soavemente tieni.<br /><br />Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme<br />che vanno al nulla eterno; e intanto fugge<br />questo reo tempo, e van con lui le torme<br /><br />delle cure onde meco egli si strugge;<br />e mentre io guardo la tua pace, dorme<br />quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><img alt="" src="/public/ugoFoscolo.jpg" />]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.maurozuccante.com/dblog/articolo.asp?articolo=59"/>
		<issued>2008-09-14T20:20:13+01:00</issued>
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