Flussi sonori VII

Il Preludio del Rheingold sancisce l’acqua come arché, principio delle cose.
Le tre Figlie del Reno nuotano con grazia innocente in questo elemento puro e incorrotto, guizzando come pesci fra gli scogli nel profondo del fiume.
Per 157 battute un incessante pedale di mi bemolle, da cui si snoda la triade omonima, sostanzia la dimensione abissale, l’elemento primordiale da cui si generano ondeggiando le cose.

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Talvolta il cinema gioca degli scherzi.

In Nosferatu (1979) di Werner Herzog, quando il personaggio alza lo sguardo verso le alte rupi che appaiono tra le nebbie appena diradatesi, la sua visione è sottolineata dal suono del Reno wagneriano.

In una scena di Barnabo delle montagne (1994) di Mario Brenta, i due guardiabosco  s’inerpicano sulle impervie cenge, fin sulle alte crode, scivolano giù dai ghiaioni accompagnati dalle note del Preludio del Rheingold.

Insomma, l’imo abisso acquatico wagneriano viene ribaltato in direzione opposta verso le altitudini dei rilievi terrestri.



Tra l’altro in alcune sequenze di Barnabo delle montagne ricorre il tema dell’Adagio del Quintetto in do, D 956 di Schubert. Incantevole.

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Flussi sonori VI

«La vita dell’uomo quale apparisce il più sovente nella realtà, somiglia all’acqua come noi di solito la vediamo, in fiume e stagno». (Schopenhauer)

«Diciamo quindi, con motivata convinzione, che l’acqua è veramente per Schubert un luogo della mente, per di più prediletto. [...]
Legato al tema del ruscello, dello scorrere dell’acqua, è quello del fluire del tempo, inteso come vertiginosa parabola i cui estremi son nascita e morte, arcata della vita, contraddistinta da perpetua alternanza di gioia e dolore, sorrisi e lacrime, e pertanto sorgente inesauribile di fecondità spirituale, il cui pungolo recondito è rappresentato dal binomio di malattia e morte». (A. Solbiati e S. Cerruti, I Luoghi della Mente: L’acqua in Schubert)

Cascatine d’acqua si rovesciano sulla tastiera del pianoforte e cullano il canto come malinconici sospiri.
Auf dem Wasser zu singen è di una purezza disarmante, e di una bellezza da togliere il fiato.

Auf dem Wasser zu singen

Mitten im Schimmer der spiegelnden Wellen
Gleitet, wie Schwäne, der wankende Kahn;
Ach, auf der Freude sanftschimmernden Wellen
G
leitet die Seele dahin wie der Kahn:
Denn von dem Himmel herab auf die Wellen
Tanzet das Abendrot rund um den Kahn.
Über den Wipfeln des westilichen Haines
Winket uns freundich der rötliche Schein.
Unter den Zweigen des östlichen Haines
Säuselt der Kalmus im rötlichen Schein;
Freude des Himmels und Ruhe des Haines
Atmet die Seel im errötenden Schein.
Ach, es entschwindet mit tauigem Flügel
Mir auf den wiegenden Wellen die Zeit.
Morgen entschwindet mit schimmerndem Flügel
Wieder wie gestern und heute die Zeit,
Bis ich auf höherem, strahlendem Flügel
Selber entschwinde der wechselnden Zeit.

[Friedrich Leopold Graf zu Stolberg]

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Da cantare sull’acqua

Nello scintillìo delle onde specchianti
Scivola come un cigno la barca ondeggiante;
Ah, sulle onde dolcemente scintillanti di gioia
L’anima scorre, come la barca:
Perché dal cielo fin giù sulle onde
Danza il crepuscolo attorno alla barca.
Sopra le cime del boschetto a ponente
Il rossastro bagliore ci saluta amichevolmente.
Sotto i rami del boschetto a levante
Sussurra la canna nel rossastro bagliore;
Gioia del cielo e quiete del bosco
Respira l’anima nel vermiglio bagliore.
Ahimè, si dissolve su ali di rugiada
Il mio tempo, sulle onde cullanti.
Domani svanirà con ali splendenti
Di nuovo il tempo come ieri e oggi.
Finché con ali più alte e radiose
Io stesso non sfuggirò al Tempo incostante.

[Traduzione di Caterina Sangineto]

Flussi sonori V

Onde sull’acqua e Onde martenot. Così il giovane Messiaen risponde alla commissione per la realizzazione di un commento sonoro che avrebbe dovuto accompagnare uno spettacolo di luci e getti d’acqua, durante l’Esposizione universale di Parigi.

Fêtes des belles eaux, per sei Onde martenot, composizione diffusa lungo la Senna tramite altoparlanti il 25 luglio 1937.
Una lenta, fascinosa ed estatica melodia fuori dal tempo, accompagna, come una preghiera, il momento in cui le acque sono lanciate alla loro massima altezza. Una visione en ralenti dell’acqua simbolo di grazia ed eternità.

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Flussi sonori IV

«Wasserklavier, del 1965, indaga gli aspetti simbolici e le suggestioni che possono essere legate al concetto di acqua, specie in relazione con gli strati “sommersi” della memoria [...] Il risultato è di toccante nostalgia, anche grazie ad un attento ed originale studio sul timbro dello strumento, di cui si rievocano alcuni tratti salienti (in particolare derivati dal pianismo di Chopin, Debussy e Skriabin) con grande maestria ed originalità». [Da R. Prosseda, La produzione pianistica di L. Berio]

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Quando una mia compagna di Conservatorio inserì nel programma di un saggio pubblico questo lavoro di Luciano Berio, il direttore dell’Istituto, apertamente ostile nei confronti delle forme musicali troppo moderne, non approvò la scelta. Il mio insegnante di pianoforte lo rassicurò: «Porti pazienza, maestro, si tratta di un pezzo assai breve». A malincuore, sopportò.

«Wasserklavier, fu composto dopo una conversazione tra amici, a New York, a proposito dell’interpretazione dell’Intermezzo in si minore di Brahms e della Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani di Schubert; ancora una volta, dunque, entra in gioco il rapporto con la storia della musica. Berio intese il pezzo come commento musicale alle riflessioni della serata: non a caso la tonalità di fa minore risulta ben presente lungo tutto l’arco del breve frammento». [C. Di Gennaro]

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Alpone IV

INDIGESTIONE


Non conosci mezze misure,
Alpone.

Ti aggiri per giorni a stomaco vuoto.
Quindi, in un sol colpo, ti rimpinzi fino all’orlo.

Alla tua età, gli eccessi fanno male.

Alpone III

SCORRIBANDA


Che ti è saltato in mente,
Alpone,
di fare una corsa in autostrada?

Non hai l’abilità degli umani.
Perdi facilmente il controllo,
sbandi, combini disastri.

Dài retta,
tornatene a scivolare entro le tue sicure sponde.

Flussi sonori III

Per Toru Takemitsu l’acqua ha rappresentato un interesse quasi ossessivo.

Water Music (1960) è un brano di musica concreta. Il materiale sonoro è costituito dalla registrazione dei suoni prodotti dal gocciolio dell’acqua.

Ma attraverso la manipolazione del loro inviluppo, questi eventi si tramutano in un campionario di impulsi percussivi e fischi e di brevi sequenze ritmiche che rievocano le sonorità degli ensemble strumentali del Teatro Nō giapponese.

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Alpone II

INTRUSIONE


Se non ti hanno invitato,
Alpone,
avranno avuto le loro ragioni.

Ma tu, testone,
hai voluto infilarti ugualmente in casa d’altri.

Hai sollevato l’imbarazzo dei presenti.

E poi, che bisogno c’era
di sporcare dappertutto?

Flussi sonori II

Alla fine della prima sezione degli Usichtbare Chöre (Cori invisibili, 1979) di Karlheinz Stockhausen è inserito un inedito e suggestivo gioco sonoro.

Si tratta di un flusso di clic prodotti dallo schioccare della lingua contro il palato.
La trama sempre più fitta dei colpi di lingua tramuta l’effetto da semplice gocciolio a cascata d’acqua.

Unsichtbare Chöre è una composizione per coro rimontato in studio e riprodotto su nastro, dove la polifonia è moltiplicata fino ad un livello di 180 voci.

L’autore auspica una particolare esperienza d’ascolto, allorché le 8 tracce del nastro siano diffuse da altoparlanti che circondano il pubblico.
L’effetto pertanto sarà simile a quello che si può sentire nel profondo di un’ampia caverna dalle cui pareti trasuda uno stillicidio d’acqua.

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Alpone I

RISVEGLIO


Ti sei alzato dal letto con troppo impeto,
Alpone.

Eri ancora assonnato
Ed hai combinato un malanno.

Hai sfondato una sponda.

Temevi di essere in ritardo per l’appuntamento?
Quale appuntamento?

Nessuno ti attendeva.

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