Sillabari corali: “C”

CHÖRE FÜR DORIS

per coro misto a cappella (1950)

di Karlheinz Stockhausen

Parliamo di un’opera di apprendistato. Un’opera che a stento lascia intravedere gli sviluppi della musica di Stockhausen, sulla rotta dell’avanguardia più radicale. Eppure, un’opera eloquente della padronanza tecnica di un giovane musicista, ancora indeciso sul suo futuro di compositore. Un’opera segnata dall’influenza della tradizione corale novecentesca tedesca (in particolare nel segno di Paul Hindemith e di Frank Martin, il quale fu, per un breve periodo, insegnante di composizione di Stockhausen). Un’opera-prova di un arte, che – pur spinta successivamente ai limiti della sperimentazione (e della provocazione!) – si fonda su un mestiere ancorato a solide basi storico-stilistiche. Un’opera, che conferma quel durevole favore del compositore tedesco verso l’espressione corale.

Chöre für Doris è uno dei rari lavori giovanili che Stockhausen ha voluto inserire nel catalogo ufficiale delle sue opere. E’ un trittico per coro a cappella su testi di Paul Verlaine (messi in musica nella traduzione in tedesco), ed è dedicato a Doris Andreae, sua prima moglie.

Era il 1950, quando l’allora ventiduenne Karlheinz Stockhausen – studente presso il Conservatorio di Colonia – compose questi tre pezzi per il coro della scuola, nel quale egli stesso cantava. Ma Chöre für Doris rimase ineseguito. Soltanto nel 1971, avvenne la prima esecuzione di questa composizione, a Parigi, sotto la direzione di Marcel Couraud.

I Tre Cori sono: Die Nachtigall (L’usignolo), con soprano solo; Armer junger Hirt (Un povero pastorello); e Agnus Dei.


L’usignolo di P. Verlaine (da “Paesaggi tristi”)

Come volo strepitante di uccelli eccitati,
tutti i miei ricordi s’abbattono su di me,
s’abbattono nel giallo fogliame del mio cuore
che contempla il suo ricurvo tronco d’ontano
nello stagno viola dell’acqua dei Rimpianti
che lì vicino scorre malinconica,
s’abbattono, e poi il frastuono malvagio
che un’umida brezza salendo placa,
a poco a poco nell’albero si spegne
e in un istante non si sente più nulla,
più nulla tranne la voce che celebra l’Assente,
più nulla tranne la voce – languida! –
dell’uccello che fu il mio Primo Amore,
che ancora canta come il primo giorno;
e nel triste splendore di una luna
che s’innalza pallida e solenne,
una notte d’estate malinconica e greve,
piena di silenzio e di oscurità,
culla sull’azzurro che un dolce vento sfiora
l’albero che freme e l’uccello che piange.

estratto n.1

Un amore perduto, impersonato dal canto melodioso e sensuale dell’usignolo (soprano solo). Voce solitaria, annegata nel malinconico e silenzioso paesaggio naturale notturno, appena rischiarato dal pallido e torbido chiarore lunare.


A poor young shepherd di P. Verlaine (da “Acquerelli”)

Ho paura d’un bacio
come di un’ape.
Soffro e veglio
senza trovare pace:
ho paura d’un bacio!
Eppure amo Kate
e i suoi occhi leggiadri.
È delicata,
affilata e pallida.
Oh! come amo Kate!
Mi è promessa,
per mia grande fortuna!
Ma quale impresa
essere un amante
accanto a una promessa!
È San Valentino!
Devo e non oso
dirle al mattino…
che cosa terribile
San Valentino!
Ho paura d’un bacio
come di un’ape.
Soffro e veglio
senza trovare pace,
ho paura d’un bacio!

estratto n.2

Un pastorello (eterno Cherubino, «devo e non oso!») teme il bacio dell’amata come la puntura di un’ape. Il suo tormento nel giorno di S. Valentino si traduce in un rapido, vivace e danzante episodio ritmico.


Agnus Dei di P. Verlaine (da “Liturgie intime”)

L’agnello cerca l’erba amara,
è il sale e non lo zucchero che anela
il suo passo è il rumore della pioggia sulla polvere.
Quando vuole qualcosa, nulla lo ferma,
Brusco, si adombra sbattendo la testa
Poi bela alla madre accorsa inquieta …
Agnello di Dio, che salvi gli uomini,
Agnello di Dio, che ci conti e ci nomini,
Agnello di Dio, abbi pietà per quello che siamo.
Dacci la pace e non guerra,
O Agnello terribile nella tua giusta rabbia.
O tu, solo Agnello, Dio l’unico figlio di Dio Padre.

Stockhausen-ChöreFürDoris-es3

estratto n.3

Cresce il fervore nelle invocazioni all’Agnello di Dio («Lamm Gottes…»), e contestualmente s’innalza di un semitono l’intonazione di ciascun verso. Sono le triplici invocazioni che precedono la supplica conclusiva, parafrasi del dona nobis pacem («Gib uns den Frieden, nicht den Krieg bescher»).



Karlheinz Stockhausen, Chöre für Doris (1950), per coro misto a cappella

estratto n.1
estratto n.2
estratto n.3

Informazioni su mauro zuccante

Mauro Zuccante ha studiato pianoforte, composizione, musica corale e musica elettronica. Come compositore si è affermato in Concorsi internazionali. Sue opere corali sono state eseguite da Coro Giovanile Italiano, I Piccoli Musici di Casazza, Coro SAT di Trento, Coenobium Vocale, Coro da camera di Torino, Complesso Vocale di Nuoro, Vocalia Consort di Roma, Coro da camera di Alessandria, Ring Around Quartet, e da altri complessi corali italiani e stranieri (Festival dei Due Mondi di Spoleto, Auditorium Parco della Musica di Roma, Festival MiTo, Basilica di Assisi-RAI, Teatro Regio di Torino, Accademia filarmonica di Verona, Auditorium Museo del violino di Cremona, Festival d'Avignon, New Jersey University, Miami University, Southern Theatre Ohio, Radio Budapest, Festival Europa Cantat, Santiago de Compostela). Ha pubblicato in Italia per le Suvini Zerboni, Carrara, Ed. Mus. Europee, Pizzicato, BMM Ed. Mus. e Feniarco. Alcune opere sono pubblicate in Francia (A Choeur Joie) e negli USA (Treble Clef Music Press e The Lorenz Corporation). È stato chiamato a far parte di giurie in Concorsi corali e di composizione nazionali ed internazionali. È stato docente nei Seminari europei per giovani compositori di Aosta. Fa parte della redazione della Rivista “Choraliter”-Feniarco. È stato consulente artistico di Feniarco e altre Associazioni corali.
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