Articoli marcati con tag ‘zuccante’
Ta-pum Ta-pum 2012
Gli Alpini hanno molto cantato negli anni della Grande Guerra.
Hanno cantato sulle tradotte, durante le marce di trasferimento, nelle retrovie; hanno cantato la baldanza, la spavalderia e il loro giovanile ardore.
Ma hanno altresì cantato nei rifugi, nei covi e nelle trincee; hanno cantato il terrore e lo sgomento che attanaglia l’animo dei soldati in prima linea.
Il progetto TA-pum TA-pum del PolifonicoMonteforte propone in sequenza alcune delle più note canzoni degli Alpini.
Un’immaginaria narrazione che si apre con la struggente lirica del forzato distacco dagli affetti domestici e termina con l’epica celebrazione della morte del capitano.
Un itinerario lungo il quale sono evocati leggendari luoghi ed episodi storici e si aprono emozionanti squarci sui temi fondamentali dell’esistenza umana (amore e morte in primis)
Il rinnovato arrangiamento musicale dei canti non ricalca gli standard dei cori alpini. Esso si avvale della maggiore ampiezza polivocale del coro di voci miste, ulteriormente dilatata dalla timbrica e dalla dinamica del pianoforte. Inoltre, l’andamento delle melodie e delle armonie è a tratti svincolato dalla versione originale e s’intreccia con elementi di libera invenzione.
- Senti, cara Nineta
- Sul ponte di Bassano
- E l’an taglia i suoi biondi capelli
- Se te toco le to manine
- La rivista del corredo e dell’armamento
- Monte Canino
- Al comando dei nostri ufficiali
- Monte Nero
- Dove sei stato, mio bell’alpino?
- Ai prêat la biele stele
- Bersaglier ha cento penne
- Ta-pum
- Il testamento del capitano
Ninne Nanne
Le Ninne Nanne[Una raccolta di post pubblicati dal 21-02-09 al 17-06-09] |
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Fatte la ninnaHo sempre affrontato volentieri il tema della ninna nanna. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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FidesNon ho ben chiaro il motivo per cui ho scelto Fides. FIDES Quando brillava il vespero vermiglio, Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Fatte la ninna agliu lettoQuesta è una ninna nanna fatta con i glissati. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Hush little babbieApprezzo il ricorso alla citazione. Non lo considero un vezzo erudito, ma un artificio attraverso il quale manifestare le affinità con altri autori, palesare i propri riferimenti. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Fente le naneRenato Dionisi è stato il mio maestro. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Ninna nanna brescianaUna sottocategoria tra le ninne nanne è quella costituita dai testi in cui si esprime il disagio per la condizione femminile. Nell’intimo del gesto di conciliazione del sonno, la madre si duole, si commisera e si autoconsola per una malasorte o uno stato di insopportabile sottomissione. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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E la mi’ mammaAncora una ninna nanna in cui si esprime, con dolore, la condizione marginale della maritata nell’antica società contadina. E la mi’ mamma la me lo diceva: Non ho speso molto in questo arrangiamento. In sintesi ho fatto leva su due elementi. Il primo è costituito dalle ripercussioni accordali della parte pianistica; il secondo dagli effetti di sfinimento vocale, per cui alla voce manca il fiato per intonare le ultime note della melodia. Ricerca di teatralità. Verismo. Tornano a galla reminiscenze pucciniane.
Non è forse questa la ninna nanna di Mimì che, sfinita, si addormenta per l’ultima volta? Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Ninna nanna en Val dei LaghiQuesta è una ninna nanna che ho scritto per un coro virile alpino. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Buonanotte fiorellino«Sì, c’è una canzone, che tra l’altro mi è venuta benissimo [Buonanotte Fiorellino], in cui ho coscientemente copiato la metrica e lo stile di un pezzo di Dylan, Winterlude. Te lo ricordi? E poi ho il sospetto che tutto il mio album Rimmel sia stato influenzato dal suono dylaniano» [F. De Gregori, da un'intervista a L'Unità, 1984]. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
| mauro zuccante – 2009-08-21 |
Canti alpini

PolifonicoMonteforte, “Ta-pum Ta-pum”, 25 Giugno 2011
Canti degli Alpini
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Sul ponte di BassanoIn queste ore gli Alpini sfilano (e bevono!) fieri e allegri a Bassano del Grappa, in occasione della loro 81a Adunata nazionale. Figli, nipoti e pronipoti di coloro che hanno vissuto l’immane evento bellico, da cui si è fatta l’Italia, che cosa stanno celebrando? Che cosa hanno a che fare con le truppe che nel corso del conflitto del 1915-18 attraversarono innumerevoli volte il celebre ponte, per raggiungere le zone di combattimento? A memoria di quegli eventi resta una melodia struggente, presagio di sofferenze che la nostra opulenza ha in seguito sedato. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Ho arrangiato alcune canzoni degli Alpini (e, più in generale, di montagna) per coro e quartetto d’archi, con l’intenzione di esaltare i tratti della loro bellezza melodica. Lungi da me il proposito di aggiornare il modello corale attraverso cui si tramandano. Per tradizione, questi canti, sono eseguiti da cori alpini virili, secondo uno stile a volte poco fantasioso, per cui i canti finiscono per assomigliarsi uno all’altro.Della canzone del Ponte di Bassano, mi interessava ripristinare il carattere di brano d’amore tenero e struggente.Non sono un filologo, ma una certa analogia del profilo melodico e ritmico tra le due arie credo si possa riscontrare. Tra l’altro, in entrambe si parla di “darsi la mano”!
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Era una notte che pioveva«La sentinella si prepara alla pericolosa uscita di tutte le notti. Negli zaini ripone coperte, munizioni, bombe a mano, pistole a razzi illuminanti, un poco di vettovaglie e un poco di legna per la piccola stufa di latta. Dopo che il comando di compagnia ha dato la parola d’ordine, la sentinella è pronta a partire. Calzati i ramponi e mascheratosi con i mantelli da neve, la sentinella lascia la sua postazione e si dirige verso gli ostacoli di filo spinato sparsi sul terreno tra i due fronti. La sentinella risale un ripido pendio, silenziosa, evitando ogni rumore. C’è ancora la luce crepuscolare e deve essere prestata la più grande abilità e prudenza, per non richiamare l’attenzione del nemico e non scatenare il suo fuoco di annientamento. La via da seguire, conosciuta da ogni sentinella, è riconoscibile solo agli esperti, quando ci si deve orientare con la nebbia o tra il nevischio. E’ diventato più buio. La sentinella entra nel bosco che si dirada dal fondovalle verso un pendio ripido [...] Il primo posto di vedetta, che si trova su un pendio sotto la baracca di guardia, in un angolo di bosco al di sopra del fondovalle e vicino ad un abete isolato, offre un buon panorama sul davanti e sui fianchi del territorio nemico. Alcuni piccoli pali alti poco più di un metro, disposti disordinatamente come protezione dalle bufere, ed un vecchio ed arrugginito scudo di protezione della fanteria, compongono il posto di vedetta numero 1. Dopo l’insediamento del primo posto di vedetta, come prima cosa viene esaminato il funzionamento del “campanello d’allarme”. Da ognuno dei due posti di vedetta, un sottile filo metallico conduce nella baracca di guardia, dove a metà della stessa pende un bossolo di proiettile appeso ad un fermaglio che ha come batacchio un grande chiodo arrugginito. La via per il secondo posto di vedetta, il più spiacevole, conduce su un pendio a circa 100 metri sulla destra. Si trova in mezzo ad un bosco di piante giovani alte 2 – 3 metri ed è simile al posto di vedetta numero 1, vicino ad alcuni alberelli. E’ situato in una piccola radura ed offre la possibilità di avere una visuale libera. Si monta la guardia in entrambi i posti. Il comandante, il capoposto ed il cambio della guardia, che rimangono nella baracca, si dispongono attorno alla piccola stufa di latta, la migliore amica della vedetta nelle gelide, fredde notti invernali. Il comandante ed il capoposto devono alternarsi alla veglia, mentre i componenti del cambio della guardia possono mettersi a dormire sulle semplici panche di legno. Più in alto nelle rispettive trincee, nei periodi di tregua, si dorme normalmente. Solo le sentinelle sono sveglie, vengono sostituite ogni 2 ore, spiano giù nella valle lontana [...] La sentinella se ne sta immobile in mezzo agli alberelli, o mimetizzato, spesso trattenendo il fiato ed origliando ad ogni rumore…» (dal Diario del soldato austriaco Dolf Kickel) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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E’ la canzone in cui “un forte vento” fa rima con “grande tormento”; in cui“l’acqua giù per la valle” fa rima con “l’acqua giù per le spalle”. Essa rappresenta una situazione in cui lo stato d’animo e fisico dell’alpino sono messi a più dura prova. Ai disagi della guerra si sommano quelli causati degli eventi naturali avversi, che, alle alte quote, si scatenano con maggiore virulenza.«Riprese poi a nevicare. Tirava un vento freddo e insistente e alle vedette gelavano i piedi. Il vento, a quell’altezza, era nel suo regno: fischiava, urlava, gemeva, rombava, ruggiva: sollevava nuvoli di neve, li abburattava, li sbatteva contro gli uomini e contro le rupi; poi li ripigliava, i suoi nuvoli, e li riportava via con sé, contro altri uomini e contro altre rupi. Questa, del vento e del freddo, era guerra già di per sé: non mai il vento aveva visto i piccoli uomini vivere nella neve della montagna e li flagellava così, li avversava perché fuggissero o morissero.» (da C. Pastorino, La prova del fuoco. Cose vere, 1931)
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Sui monti ScarpaziQuesto non è un canto degli alpini, ma appartiene ugualmente al repertorio dei cori che cantano le storie della Grande Guerra. Sui Monti Scarpazi (storpiatura di Carpazi) narra dei giovani trentini arruolati nel 1917 dall’esercito austriaco, per combattere sul fronte russo, in difesa dell’Impero asburgico. Dei giovani (classe 1899), che partirono per quelle terre remote, pochissimi fecero ritorno. … «Coloro che non caddero finirono prigionieri dei russi, e un cupo silenzio e un’ansia di notizie scesero sulle province italiane di governo asburgico; simili a quelli che nella primavera del 1943 avrebbero raggiunto da Don le valli delle Alpi. Fu allora che in Trentino nacque una canzone popolare; si racconta di una sposa che parte dal paese e va a cercare il padre dei suoi figli: «Quando fui sui monti Scarpazi | miserere sentivo cantar. | T’ò cercato tra il vento e i crepazi | ma una croce soltanto ò trovà». Allora grida: «Maledetta sia sta guèra!» e vorrebbe seppellirsi in quella neve per restare vicina al suo uomo». (Mario Rigoni Stern, daTra due guerre e altre storie) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Il canto viene menzionato per la forte invettiva contro la guerra: «Maledeta la sia questa guera, che mi ha dato sì tanto dolor. Il tuo sangue hai donato a la tera, hai distruto la tua gioventù». Ma non mi interessa evidenziare questo aspetto, che è pur rilevante. Piuttosto, mi commuove il tono tragico, la cadenza che accompagna il dolore inconsolabile di chi ha perduto il suo sposo: «Io vorei scavarmi una fossa, sepelirmi vorei da me, per poter colocar le mie ossa solo un palmo distante da te». Un piccolo requiem, che ha per sfondo eventi prossimi allo scoppio della Grande Guerra.
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Ai preât la biele steleAi preât la biele stele è una villotta friulana, in cui è possibile riconoscere la tipica forma poetica origine ottocentesca: quattro ottonari alternati piani (primo e terzo) e tronchi (secondo e quarto). Ai preât la biele stele, [Ho pregato la bella stella, Ma tu stella, bella stella, Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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I cori alpini hanno adottato nel loro repertorio la celebre villotta friulana Ai preât la biele stele. Come spesso accade, la musica unisce ciò che la guerra divide. Le villotte friulane, infatti, dal punto di vista della struttura melodico-ritmica, risentono di una forte influenza della musica strumentale di matrice austro-ungarica e slavo-balcanica. Aggiungerei, inoltre, che gli arrangiamenti delle canzoni popolari dell’arco alpino discendono, in generale, da modelli di canto corale di tradizione austro-tedesca e non da tipologie derivate dalle scuole musicali italiane, le quali hanno, invece, riservato a queste forme di canto corale un ruolo piuttosto marginale.
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Bella ciaoViene considerata la canzone ufficiale della Resistenza italiana. In realtà, i partigiani preferivano cantare Fischia il vento. Semmai, Bella ciao circolava, all’epoca, in alcune circoscritte zone dell’Emilia. Anni dopo la fine della guerra,Bella ciao si è imposta su Fischia il vento (qualcuno sostiene in virtù del suo contenuto più politicamente corretto). La storia del canto non è ancora stata chiarita con esattezza. Sono stati tirati in ballo collegamenti con i canti di lavoro delle mondine, con le filastrocche infantili e, recentemente, è stata rintracciata una derivazione dal folklore yiddish. Prima o poi, gli etnomusicologi si metteranno d’accordo! Sta di fatto, che, col tempo, Bella ciao si è caricata di un peso politico che, probabilmente, in origine non aveva. Dovrebbe essere una canzone che, inquadrata nel proprio contesto storico-culturale, inneggia al valore universale della libertà. Invece, a causa delle dispute ideologiche, quel carattere universale non le viene riconosciuto e si preferisce attribuirle un significato di parte. Forzature operate in egual misura da detrattori e sostenitori del canto. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Non è un canto degli alpini, ma della Resistenza. Lo inserisco, ugualmente, qui, perché c’è sempre stato nel repertorio del cori alpini. Ora, invece, lo si sente cantare di rado. Molte delle persone che cantano nei cori alpini, col tempo, sono diventate allergiche a tutto ciò che ha a che fare con la Resistenza e il 25 Aprile.Bella ciao, oggi in Italia, è ormai un tabu. Però, non sono passati molti anni da quando, ragazzini, cantavamo in pullman a squarciagola quel ritornello, di ritorno dalle gite di fine catechismo a Riese Pio X.Recentemente, un parroco lo ha escluso dal programma di concerto, che comprendeva gli altri canti della guerra, arrangiati per coro e quartetto d’archi; mentre, qualche giorno prima, altrove, ci aveva pensato un assessore a depennarlo, dallo stesso programma. Miserie di casa nostra!Eppure, nei raduni corali internazionali, quando i gruppi fraternizzano, prima o poi, capita di sentire O sole mio, Santa Lucia, Nel blu dipinto di blu e Bella ciao. Condividiamo all’estero, quello che ci vergogniamo di condividere in patria.Sono orgoglioso che il mio arrangiamento di Bella ciao sia stato inserito sulle pagine del sito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
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La pastoraE lassù, su la montagna Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Secondo la tradizione più diffusa, il canto della Pastora e il Lupo viene presentato evidenziandone il tono lirico, echi agresti e melodia di struggente tenerezza. A me, invece, colpisce maggiormente l’agitazione d’animo e il contenuto drammatico dell’evento narrato. Qualunque sia il significato (palese o nascosto) della storia, sta di fatto che, in conclusione, viene rappresentata un’immagine alquanto straziante: «Ed allor si mise a piangere; e piangeva tanto forte, al veder ‘l pu bel caprin, vederlo andare a morte».
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Toni BortolamoniAnimo Toni Bortolamoni Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Sono diverse le tecniche che si adottano per arrangiare un canto popolare. Con la semplice armonizzazione si lasciano i dati melodici e formali nel loro stato originario. Ma se si vogliono evidenziare alcuni aspetti particolari del carattere, si può ricorrere a qualche ingrediente di libera invenzione.Toni Bortolamoniè una filastrocca, di cui intendo sottolineare l’andamento travolgente. Pertanto, l’ideazione di uno spunto scattante, affidato agli strumenti, imprime maggior incisività agli accenti ritmici. Questo nuovo elemento, intrecciandosi con il dato melodico originario, provoca una dilatazione delle dimensioni formali, ma non stravolge lo spirito generale del canto, anzi ne accresce il movimento frenetico.
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La vien giù da le montagneLa vien giù da le montagne … non sarà che quel bel giovane cortese, furioso per il rifiuto, assume le sembianze del lupo con la faccia nera nera, e sbrana il bel caprin della ritrosa e casta pastora? Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Una tendenza degli ultimi anni è quella di animare le stagioni turistiche estive con concerti in alta quota: musica classica strumentale, corale, musica etnica, jazz, o di altro genere. Le località montane offrono agli escursionisti momenti di ascolto, in prossimità di conche e valloni, di siti ameni, a pochi passi da baite e rifugi alpini. Si sfruttano le ore magiche: alba, tramonto; il tutto – si dice – nel rispetto dell’ambiente naturale. Suggestivo! Insomma, un sussidio alla spettacolarizzazione dei luoghi (come se ce ne fosse bisogno).Lassù si trapiantano colonne sonore, che vanno a sovrapporsi a quei “sovrumani silenzi”. Non sempre la natura gradisce; con una leggera folata, il vento ammutolisce voci e strumenti.A meno che non si tratti di opere che un artista ha espressamente pensato, affinché vengano eseguite in quegli spazi e a quelle altezze, l’operazione puzza di specchietto per le allodole: i turisti, a cui si offre l’emozione e l’illusione di vivere in un film. Sempre e ovunque!
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La rivista del corredoTra i canti di evasione e di orgoglio militare, è tra quelli più accattivanti. Le immagini che raffigurano i soldati in attesa nelle retrovie, non lasciano presagire le tragiche esperienze del combattimento. E le stellette che noi portiamo Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Nella rielaborazione del canto del corredo e dell’armamento ho ritenuto doveroso soffermarmi sul cappello. In particolare per gli alpini, esso rappresenta un segno di appartenenza, che viene ostentato con orgoglio. Il cappello è l’elemento più rappresentativo degli alpini. È composto da molti elementi atti a rappresentare il grado, il battaglione, il reggimento e la specialità di appartenenza. Il cappello per l’alpino è simbolo sacro. La penna, lunga circa 25-30 cm, è portata sul lato sinistro del cappello, leggermente inclinata all’indietro. È di corvo, nera, per la truppa. Di aquila, marrone, per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori. Di oca, bianca, per gli ufficiali superiori e generali.
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Ta-pumE’ uno dei più noti e più diffusi canti della prima guerra mondiale, come dimostrano le numerose varianti al testo. L’onomatopeico ta-pum sta a imitare, come è noto, il colpo di un’arma da fuoco seguito dall’eco dello sparo nella valle. La sua origine risale a un vecchio canto di minatori, nato durante i lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo tra il 1872 e il 1880. In quel caso, ovviamente, il ta-pum si riferiva allo scoppio delle mine. In una memoria del generale Pasquale Oro si legge che «si dubitava della fedeltà e del coraggio dei nostri Alpini». Essi, invece, quando furono lanciati all’assalto, «raggiunsero le falde dell’Ortigara e,» continua il generale Oro, «avrebbero proceduto oltre se non fossero stati fermati per ordine superiore sotto cresta in posizione critica esposti al fuoco concentrato nemico, coll’ordine di ridurre a testa di ponte la quota 2101 allora conquistata. Da quel momento cominciò il calvario di quelle balde truppe; attacchi e contrattacchi si succedettero senza posa fin oltre il 15 giugno mettendo a dura prova la resistenza di quei reparti. Il 19 giugno gli Alpini eseguirono un attacco di sorpresa e si impossessarono della cima dell’Ortigara senza per altro liberarsi dal fuoco dominante e concentrato da Corno di Campo Bianco, Val Sugana, Cima Castelnuovo e Campigoletti e si persistette in quella difficile posizione subendo perdite spaventose piuttosto che cedere. Il 25 il nemico sferrò un suo ultimo attacco violentissimo. Si impadronì di quota 2105 contrattaccato infruttuosamente dalle nostre truppe eroicamente prodigantisi sotto una orrenda furia di artiglieria e di getti di gas asfissianti. Si dovette ripiegare: abbandonare l’azione. Il massacro degli Alpini sull’Ortigara è rimasto leggendario; il loro nome risultò immacolato e coperto di nuova gloria che non tramonterà giammai». Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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In questi giorni, gli “arditi” figli e nipoti, di coloro che hanno combattuto durante la Grande Guerra, sono impegnati in una campagna di sicurezza nazionale, finalizzata a contenere l’afflusso dei nuovi stranieri, che minacciano – dicono – il nostro benessere e le nostre ricchezze. Io, non essendo coinvolto in questa mobilitazione, ho preferito accompagnare mio figlio sul Monte Pasubio. Ci siamo fermati ad osservare il campo di battaglia del 1915-1918. C’è un luogo in cui le trincee delle truppe italiane distano poco più di 11 metri da quelle austroungariche. Ho pensato, che se fossi stato lì dentro nell’estate del 1916, non mi sarei sentito per niente al sicuro!
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La blondeE’ una delle canzoni popolari francesi più note. Sorprende trovarla nel repertorio dei cori alpini. Credo che la sua diffusione dalle nostre parti sia da attribuire alla notorietà della versione curata da Arturo Benedetti Michelangeli per il Coro della SAT. I canti che il celebre pianista, intorno agli anni Cinquanta, ha arrangiato per il coro trentino provengono, infatti, dalla tradizione piemontese e francofona. Michelangeli ha individuato nel folclore di quell’area gli spunti melodici di impronta modale, che favorivano la sua predilezione per ambientazioni armoniche di sapore impressionista. Così, il raffinato interprete di Debussy e Ravel ha trovato il modo di coniugare i “modi rustici” del canto alpino con una sensibilità armonica, che rimanda alle “squisitezze” del suo tocco pianistico. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Sembra che questa canzone risalga al 1704, all’epoca di Luigi XIV. In origine era una marcia militare dal titolo Le prisonnier de Hollande. Il suo presunto autore, Andé Joubert du Collet, venne, infatti, tenuto prigioniero dagli olandesi e liberato grazie all’intervento dello stesso Luigi XIV. La canzone, diffusasi in seguito al di fuori dell’ambiente militare, assunse il carattere di canzone infantile.
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| mauro zuccante – 2009-08-20 |
Progetto Notte
PolifonicoMonteforte
… vuardant li stelis spierdudis …
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Progetto realizzato nel 2007 dal PolifonicoMonteforte e dedicato al tema della Notte.
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Alla seraIn plaghe remote mi volgo alla sacra, ineffabile, arcana notte. La notte è l’infinito che si contrappone al finito. In essa si immerge l’io dei poeti nell’anelito di superare i limiti mortali di spazio e tempo, di valicare la soglia tra mondo visibile ed invisibile, di oltrepassare la realtà per approdare alla sfera dell’immaginazione assoluta. |
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ALLA SERA Forse perché della fatal quiete e quando dal nevoso aere inquiete Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme delle cure onde meco egli si strugge; Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Dormono le cime dei montiCi sono alcuni punti di contatto tra l’opera di Salvatore Quasimodo e la musica. |
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DORMONO LE CIME DEI MONTI Dormono le cime dei monti dormono i rettili, quanti nella specie dormono le generazioni Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Era notte«Ah le serenate a li tempi mii che ccose bbelle! |
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ERA NOTTE Era notte. Una notte tanto bella E vedevo apparì na capoccella Allora io je cantai: «Fior de fortuna: S’uprì la finestrella adacio adacio Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Il gelsomino notturnoMi colpisce questa immagine che ritrae insieme Giovanni Pascoli e Giacomo Puccini. Risale al 1908, allorché Puccini accompagnò un amico giornalista a Castelvecchio, per un’intervista a Pascoli, da pubblicare sul Corriere della Sera. Sembra che sia stato l’ultimo incontro tra il poeta e il compositore. Nella foto Puccini appare molto elegante, mentre Pascoli, vestito di bianco, indossa un abito più “alla buona”. L’immagine non piacque molto al poeta, al punto che chiese a Puccini di stracciare «quella spettrale fottografia (sic!)». |
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IL GELSOMINO NOTTURNO E s’aprono i fiori notturni, Da un pezzo si tacquero i gridi: Dai calici aperti si esala Un’ape tardiva sussurra Per tutta la notte s’esala E’ l’alba: si chiudono i petali Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La notte del SignorePadre David Maria Turoldo venne al mio paese sul finire degli anni Settanta per una conferenza. Ero un ragazzino, ma ho conservato un vivo ricordo di quella serata. Ho faticato a seguire il discorso, ma sono stato impressionato dalla sua smisurata autorevolezza, dalla gravità della sua figura, dal calore della voce, dall’intensità dello sguardo, dall’eloquenza dei gesti. Da allora collego l’idea di profeta alla persona di Turoldo. |
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da “LA NOTTE DEL SIGNORE” Perfino gli olivi piangevano E dicevi: Si è levata la più densa Notte “Perché, perché… ma perché, mio Dio…” Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La notte bella«Sono d’Alessandria d’Egitto: altri luoghi d’Oriente possono avere le mille notti e una, Alessandria ha il deserto, ha la notte, ha il nulla, ha i miraggi, la nudità immaginaria che innamora perdutamente e fa cantare a quel modo senza voce che ho detto. … Ci sono due elementi della mia prima infanzia, anzi, gli elementi sono tre, e presto verranno a sorprendermi in senso d’ispirazione poetica. Innanzi tutto , la notte, la notte e il suo traffico: voci di guardiani notturni: si rincorrevano, venivano, s’allontanavano: Uahed!…, ritornavano Uahed!…, ogni quarto d’ora, rifatto il giro intorno al mio orecchio infantile. Era il primo percepire dell’infinito, d’un infinito cerchio, come già gli antichi Egiziani usavano rappresentarlo nel mordersi la coda di un serpente.» (G. Ungaretti, da Note del poeta sulla sua vita e sulla sua poesia) … NOTTE DI MAGGIO Il cielo pone in capo |
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LA NOTTE BELLA Quale canto s’è levato stanotte Quale festa sorgiva Sono stato Ora mordo Ora sono ubriaco (Giuseppe Ungaretti, da L’Allegria) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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NotturnoUna vita movimentata quella del poliedrico Alberto Tarchiani. |
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NOTTURNO Brulichio d’astri, tepido gorgoglio, Timida mano esangue, timida senza orgoglio, dormon tranquille. S’ode l’oscillare folto uno stormo di messaggi. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Pianefforte ‘e notteTre incroci di poeti. |
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PIANEFFORTE ‘E NOTTE Nu pianefforte ‘e notte E’ ll’una dorme ‘o vico Dio, quanta stelle ncielo! Ma sulitario e lento Ll’anema mia surtanto [Un pianoforte, di notte, Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La notte di San Giovanni«… Avrei voluto fare come il protagonista de La vita agra di Luciano Bianciardi che arriva a Milano con la volontà di far saltare in aria il Pirellone per vendicare i quarantotto minatori di Ribolla, massacrati da un’esplosione in miniera, nel maggio 1954, nel pozzo Camorra. Chiamato così per le infami condizioni di lavoro. Dovevo forse anch’io scegliermi un palazzo, il Palazzo, da far saltare in aria, ma ancor prima di infilarmi nella schizofrenia dell’attentatore, appena entrai nella crisi asmatica di rabbia mi rimbombò nelle orecchie l’Io so di Pasolini come un jingle musicale che si ripeteva sino all’assillo. E così invece di setacciare palazzi da far saltare in aria, sono andato a Casarsa, sulla tomba di Pasolini. Ci sono andato da solo, anche se queste cose per renderle meno patetiche bisognerebbe farle in compagnia. In banda. Un gruppo di fedeli lettori, una fidanzata. Ma io ostinatamente sono andato da solo. |
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LA NOTTE DI SAN GIOVANNI Li fantatis a van crotis ta l’ort, Mondini, rosada di San Zuan! Se bielis ches fantatis, ches stroligutis! Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Vecchio frackIl progetto sul tema della notte si chiude con la canzone dell’uomo in frack, che, solitario, percorre le strade deserte, prima di andare incontro al suo tragico destino. |
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VECCHIO FRACK E’ giunta mezzanotte
Il fiume scorre lento Ha il cilindro per cappello buon nuite bonne nuite Bouna notte E’ giunta ormai l’aurora Galleggiando dolcemente Adieu adieu adieu adieu Lala la la lala la la… Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
| mauro zuccante – 2009-08-19 |
Progetto DeAndré
PolifonicoMonteforte
… i ladri, gli assassini e il tipo strano …
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Progetto realizzato nel 2008 dal PolifonicoMonteforte e dedicato alle canzoni di Fabrizio De André. ![]() |
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Chanson pour l’AuvergnatMa il primo brano in programma è un omaggio ad un precursore di De André: Georges Brassens. “…Avevo già delle idee politiche ben precise, ricavate da Brassens che ascoltavo dalla mattina alla sera, grazie ai dischi che mio padre mi portava dalla Francia…” (Fabrizio De André) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Amore che vieni, amore che vai“Amore che vieni, amore che vai” è stato il primo esperimento di trasposizione per coro e pianoforte delle canzoni di De André. Fin da subito ho avuto la percezione del tradimento del dettato originale. Quella tromba dell’arrangiamento di Reverberi! E’ passato del tempo prima di farmi convinto che, nonostante ciò, si potesse proseguire con le altre rielaborazioni. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La città vecchiaDa un verso di questa canzone è tratto il titolo del progetto: “I ladri, gli assassini e il tipo strano”. Nel brano c’è uno scarto armonico di terza minore tra la tonalità della prima strofa e quella della seconda. «E’ una transizione armonica non molto frequente, a differenza di quella canonica alla tonalità un tono sopra che si trova un po’ dappertutto nella popular music non solo italiana». Sono parole di Franco Fabbri, il quale, inoltre, definisce tali procedimenti come una «ricerca di una diversità dalla produzione ‘leggera’ corrente, che era facile identificare con usurate successioni tonica-dominante e con l’invadenza nelle melodie della sensibile». Condivido queste affermazioni. Va aggiunto che questa forma strutturale dell’impianto armonico si trova anche ne La Canzone di Marinella, La Canzone di Barbara, Via del Campo e Preghiera in Gennaio. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La Canzone di Marinella«Questa canzone è nata da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a sedici anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte» (Fabrizio De André). Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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GeordieLa storia del bracconiere Geordie, che De André traduce da una ballata inglese che risale all’epoca cinquecentesca, si presta più facilmente alla trasposizione per coro. Merito dell’origine antica della linea melodica, di natura modale. Essa, infatti, offre immediati spunti all’elaborazione polivocale. Ne deriva, quindi, il calco di una chanson polifonica. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Il pescatore«Genova è anche gli amici vivi che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescuèi che, proprio come ne Il pescatore, hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e, qualsiasi cosa tu gli confidi, l’hanno già saputa dal mare» (Fabrizio De André) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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La guerra di Piero«…più che la mediatrice di un’opera, la voce – questa voce precisa, insostituibile – è qui la vera e più profonda sorgente di quell’opera, la precede (a dispetto delle apparenze) e la fonda. Estremizzando, si potrebbe affermare che ciò che De André ha davvero creato è la sua voce, di cui i testi e le musiche costituiscono – per così dire – le condizioni d’ascolto» (Umberto Fiori). Voce unica, dunque, quella di Fabrizio De André. Voce, le cui qualità timbriche, si esaltano nel registro medio-grave. Pertanto, le tonalità delle sue canzoni (soprattutto del primo periodo) insistono sulle tessiture gravi. Un fatto che comporta un certo imbarazzo nella trascrizione per coro. I pesi e contrappesi del discorso polifonico impongono il trasporto a tonalità mediane, adatte a trasferire stralci melodici alle varie sezioni della compagine vocale. Ma non sempre è possibile individuare una tonalità media convincente. Ne La guerra di Piero ho risolto alcuni passaggi, in cui si potrebbe manifestare una carenza di “peso” della linea melodica, utilizzando l’unisono tra contralto e tenore, o il raddoppio in ottava tra tenore e basso. Ho sempre considerato La guerra di Piero come una canzone che racconta il lato umano di un soldato e non come un manifesto pacifista e antimilitarista. Mi colpisce la solitudine del singolo destinato a soccombere vittima di un’immane tragedia collettiva. Sarà questo il motivo per cui vorrei mettere in musica i versi di Rimbaud. Le dormeur du val C’est un trou de verdure où chante une rivière Accrochant follement aux herbes des haillons D’argent; où le soleil, de la montegne fière, Luit: c’est un petit val qui mousse de rayons. Un soldat jeune, bouche ouverte, tête nue, Et la nuque baignant dans le frais cresson bleu, Dort; il est étendu dans l’herbe, sous la nue, Pâle dans son lit vert où la lumière pleut. Les pieds dans les glaïeuls, il dort. Souriant comme Sourirait un enfant malade, il fait un somme: Nature, berce-le chaudement: il a froid. Les parfums ne font pas frissoner sa narine; Il dort dans le soleil, la main sur sa poitrine Tranquille. Il a deux trous rouges au côté droit. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Crêuza de mäIn Crêuza de mä, come in tutte le altre canzoni dell’omonimo album, De André e Pagani insistono sull’uso del dialetto genovese antico e sull’utilizzo di suoni di strumenti musicali dell’area mediterranea. Questi sono i tratti principali che hanno contribuito all’apprezzamento del lavoro dei due autori. Osservo, inoltre, che in Crêuza de mä ci si imbatte in una momentanea e spiazzante irregolarità metrica: da 4/4, a 5/4, a 6/4, quindi di nuovo a 4/4 (E anda e anda e anda ayo). Insomma, uno scarto nel metro che si aggiunge agli altri connotati tipici dello stile etnico. Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Hotel Supramonte«Alla sera andammo in un albergo chiamato Miralago, dove feci amicizia con il proprietario, che aveva, proprio sotto l’hotel, un piccolo night. Mi disse: «Perché non torni da queste parti in inverno? Suoni qualche canzone con la chitarra la sera, per un’oretta. In cambio ti posso dare vitto e alloggio per due persone, lo ski-pass e qualcosa per le piccole spese». Mi sembrava una buona proposta e accettai. Con me venne la mia fidanzata di allora. Era un rapporto un po’ turbinoso e si litigava per poco. Qualche tempo prima di partire per il militare, abbozzai la canzone. “Hotel Miralago” non mi piaceva come titolo, lo cambiai in Miramonti perché suonava meglio. Era l’inverno del 1978. La feci ascoltare a Fabrizio nel giugno del 1980, quando ci incontrammo a militare concluso. Mi disse: «La canzone è affascinante, perché non ci lavoriamo un po’?» «In che modo?» domandai io. «Incrociamo i nostri ricordi, come due pittori che lavorano alla stessa parete». E fu così. [...] E’ inevitabile che, essendo Fabrizio il cantante ed essendo molto forte e conosciuta la storia del suo sequestro, tutti l’abbiano vista e interpretata in quella direzione. Non solo: inserita nel contesto di un rapimento, assume una drammaticità e uno struggimento particolari, ma nel tempo, credo, tornerà a essere, per chi non ha conosciuto le vicende, una pura canzone d’un amore vissuto». (Massimo Bubola) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Ho visto Nina volare«Una tradizione della città di Matera, oggi purtroppo già estinta, vede da oltre due secoli, le donne più anziane dedite all’antico mestiere dell’apicultura. Sembra che usassero masticare fettine di favo, all’uopo preparate, per ore ed ore, ottenendo in tal modo la separazione del miele dalla cera. Queste due preziose sostanze venivano quindi espulse dalla bocca in appositi recipienti, e quindi, pronte per l’uso. Questa storia mi è arrivata direttamente da Ivano Fossati quando, ad un concerto di vari anni fa, ha introdotto la canzone Ho visto Nina Volare, scritta insieme a Fabrizio De André. È stata una vera e propria rivelazione. Lo stesso Fossati mi ha confessato di essere stato letteralmente rapito da quella terra e di avervi soggiornato a lungo, con Fabrizio, per alimentare il fiume di poesia portato da quegli enormi affluenti che sono le tradizioni orali di quel posto». (Carlo Bonanni). Va sottolineata la cura che l’autore riserva all’articolazione della parola. Terzina di crome seguita da duina è la precisa traduzione ritmica del carattere prosodico dell’espressione parlata «Mastica e sputa». Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Una storia sbagliata«La canzone ha molti riferimenti alla realtà sulla fine di Pasolini, ma non è un documentario su di lui. A me e Fabrizio interessava realizzare qualcosa che si staccasse dai fatti e li osservasse, illuminando anche le reazioni della gente, la voglia di insabbiamento, le chiacchiere da parrucchiere sulla vita privata del poeta. Pasolini era una delle più lucide coscienze critiche del nostro paese. Quanto ci mancano oggi i suoi scritti indignati, gli articoli anche ingenui e lunari, le sue proposte provocatorie. Ricordo ancora i titoli di qualcuno dei suoi articoli: “Paghiamo i maestri come i ministri” o “Aboliamo le tv”; le polemiche con l’amica Dacia Maraini o Moravia. La sua parte corsara, i suoi scritti civili, quello ci mancava e ci manca [...] Si può dissentire su alcune opere di Pasolini, ma a essere fuori discussione è il suo coraggio, la sua caparbietà. Affrontava argomenti scomodi e tabù, soprattutto per quegli anni. Lui stesso era scomodo, anche per chi la pensava come lui, perché non era inquadrabile, né prevedibile. Era un comunista atipico, un cattolico atipico, un ribelle atipico, un uomo atipico».(Massimo Bubola) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Quello che non ho«Era la psicologia dei miei sequestratori. Era come se dicessero: “A me non manca niente, ma perché mi devi mettere sotto il naso la villa con piscina, l’automobile, l’aereo privato? A questo punto me ne crei il bisogno”» (Fabrizio De André) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
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Volta la carta«I primi versi appartengono ad una filastrocca preesistente che già conoscevo – «c’è una donna che semina il grano / volta la carta e viene il villano / il villano che zappa la terra / volta la carta e viene la guerra» e così via. Da lì poi abbiamo proseguito noi. Volta la carta è per me un perfetto esempio di “dadaismo” contadino e popolare. La metrica è in endecasillabi su cui puoi inventare accoppiando delle rime baciate. Ricordo mia nonna che la cambiava ogni volta che la cantava. Non contenti di inserire nuove strofe, abbiamo anche operato nel ritornello l’innesto di altre canzoni popolari. La prima è quella che parla di Angiolina e che mia madre cantava spesso: «Ohi Angiolina bell’Angiolina / innamorato io son di te / E la gaveva la veste rosa e le scarpette di raso blu»; la seconda è Madamadorè che «ha perso sei figlie / tra i bar del porto e le sue meraviglie». Poi c’è un omaggio a quella commedia all’italiana ancora legata al neorealismo che è Pane, amore e fantasia: il carabiniere del paese che ha fatto innamorare Angiolina-Lollobrigida («carabiniere l’ha innamorata / volta la carta e lui non c’è più») era il giovane carabiniere veneto comandato dal maresciallo Vittorio De Sica. Poi c’è un riferimento ad altri film di quel periodo con l’arrivo del soldato americano che portava i primi dischi delle grandi orchestre jazz, «ragazzo straniero ha un disco d’orchestra che gira veloce che parla d’amore». L’intento era di creare una filastrocca d’impianto folk sulla quale aprire finestre di cinema popolare e richiami alla tradizione della canzone contadina del passato. Alla fine, su tutti, emergono due figure gioiose e pure: quella del bambino che sale il cancello, ruba ciliegie e piume d’uccello e Angiolina. Poi, come in tante di quelle commedie, c’è il lieto fine: «Angiolina ritaglia i giornali si veste da sposa canta vittoria / chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria». (Massimo Bubola) Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser. |
| mauro zuccante – 2009-08-19 |






































































Ho ascoltato l’esecuzione di altri cantanti che hanno re-interpretato questa canzone. Non so se per vezzo, o per ricerca di particolari “smorfie vocali”, o per mancanza di perizia, ma più d’uno è caduto nel seguente travisamento ritmico, goffo e scorretto.




