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A volte stili e forme del passato si manifestano in contesti storici posteriori.
Apparizioni che ritornano come ombre dal passato.
Come la visione dei fantasmi dei defunti provoca inquietudine ed angoscia, così queste inattese diacronie sonore turbano l’esperienza di ascolto.
Zombie di idiomi remoti, mai definitivamente sepolti, condannati a periodiche riesumazioni, che mettono in crisi la presunta linearità evolutiva del linguaggio musicale.
Non solo. Demoni dissotterrati in virtù della loro attitudine a sbilanciare la stabilità emotiva.

Un minaccioso presagio, nella scena XXVIII del Flauto magico, incombe su Pamino, destinato a sottoporsi al rito della purificazione, ultima prova da superare per entrare nel mondo degli eletti.
Due armigeri, sui cui elmi arde il fuoco, lo ammoniscono:

«Chi percorre questa strada irta di fatiche,
si purifica con fuoco, acqua, aria e terra;
se saprà vincere la paura della morte,
balzerà dalla terra verso il cielo!
Illuminato, sarà allora in grado
di dedicarsi completamente al culto di Iside».

[DIE ZWEI GEHARNISCHTEN
«Der, welcher wandert diese Straße voll Beschwerden,
wird rein durch Feuer, Wasser, Luft und Erden;
wenn er des Todes Schrecken überwinden kann,
schwingt er sich aus der Erde himmelan!
Erleuchtet wird er dann imstande sein,
sich den Mysterien der Isis ganz zu weihn».]

La gravità della circostanza è accentuata dal solenne canto che i due armigeri intonano nel modo di un corale-figurato. Si tratta della melodia Gott, vom Himmel sieh’ darein («Oh Dio, dal cielo volgi il guardo»).
Un inatteso scarto stilistico. La rievocazione di un’atmosfera di stampo liturgico, che pietrifica la situazione e incute ansia nell’animo del protagonista.
I due armigeri cantano in ottava secondo la prassi di rinforzo del cantus firmus, tipica del corale figurato organistico. Ma questo accoppiamento in ottava acquisisce, in questo frangente drammatico, un che di spettrale (doppelgänger), evoca sinistri presentimenti.

«In tutta questa staticità a creare tensione e movimento non è l’andamento del basso continuo, quanto il controsoggetto affidato ai violini con una figurazione di appoggiature discendenti, che rende sottilmente inquietante questa pagina severa» [F. Attardi, Viaggio intorno al Flauto magico, LIM LibreriaMusicaleItaliana, 2006]



Mozart, “Der Welcher Wandelt” (Der Zauberflöte)