{"id":22813,"date":"2026-03-01T13:12:48","date_gmt":"2026-03-01T12:12:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/?p=22813"},"modified":"2026-03-01T13:12:48","modified_gmt":"2026-03-01T12:12:48","slug":"marco-berrini-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/2026\/03\/01\/marco-berrini-intervista\/","title":{"rendered":"Marco Berrini \u2013 intervista"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-22814\" src=\"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-7.jpeg\" alt=\"\" width=\"299\" height=\"238\" \/><\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Caro maestro Marco, a te il compito di aprire il nuovo spazio che la rivista Choraliter intende riservare al mestiere del direttore di coro. Un\u2019arte alla quale ci si appassiona per motivi diversi. Vuoi riassumere brevemente quali sono stati, nel tuo caso, i fattori stimolanti?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Senza alcun dubbio, voglio anzitutto ricordare l\u2019incredibile esperienza che \u00e8 stata per me cantare in un coro. Ho iniziato molto presto come voce bianca, proseguendo senza interruzioni di sorta anche dopo la muta della voce, fino a occupare, precocemente e con una buona dose di incoscienza, il ruolo di direttore. Sono di fatto cresciuto, anagraficamente e musicalmente, in un coro, che quasi per gioco mi sono trovato un giorno a dirigere. Un\u2019esperienza della quale soltanto a posteriori ho capito la reale portata e la fondamentale incidenza sul mio essere musicista, tanto da ritenerla oggi l\u2019unica veramente formativa a livello musicale. Consiglierei di anteporla a qualunque studio strumentale e di coltivarla comunque parallelamente, anche dopo aver scelto di specializzarsi in un qualsiasi strumento. S\u00ec, ogni musicista dovrebbe poter includere nel proprio percorso formativo un\u2019approfondita esperienza corale.<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Tra le altre competenze, alla base della tua professionalit\u00e0 c\u2019\u00e8 una preparazione pianistica notevole. Posso affermare ci\u00f2 perch\u00e9 ti ho ascoltato suonare il pianoforte con estrema disinvoltura. Quanto e in che circostanze ti facilita questa abilit\u00e0 nell\u2019esercizio di dirigere il coro?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Lo studio del pianoforte \u00e8 stata una diretta conseguenza dell\u2019esperienza corale: cantare provocava in me un tale piacere da chiedermi un ulteriore avvicinamento alla musica. Il pianoforte e l\u2019organo sono stati, pertanto, i miei primi contatti con uno strumento e con una letteratura diversa da quella vocale. La pratica e l\u2019approfondita conoscenza della tastiera mi sono infatti di aiuto in molte circostanze: dalla lettura delle partiture, al momento di studio con le formazioni vocali, nelle audizioni e nel lavoro con i cantanti. Mi rende autonomo e indipendente nel mio lavoro e questo \u00e8 tanto utile quanto piacevole per me. Quindi se da un lato studiare approfonditamente uno strumento ha significato in realt\u00e0 tornare alla mia passione iniziale per il canto con maggiore competenza e consapevolezza, dall\u2019altro questo mio primario contatto con la voce si \u00e8 rivelato e si rivela determinante anche quando suono o dirigo un\u2019orchestra. Cerco sempre di portare nella pratica pianistica e strumentale quel bisogno di respiro che troppo spesso manca a chi suona uno strumento. La necessit\u00e0 del respiro (che nel canto e nell\u2019espressione verbale diviene irrinunciabile veicolo di intenzioni espressive) \u00e8 bisogno primario della musica come lo \u00e8 per l\u2019esistenza stessa dell\u2019esecutore. L\u2019assenza di respiro in musica uccide la musica stessa, come l\u2019assenza del respiro \u00e8 prerogativa di un corpo morto. Non \u00e8 facile, da semplici strumentisti \u2013 figli della scuola italiana \u2013 capire di primo acchito questo postulato se non si ha una solida esperienza vocale alle spalle. Nella pratica strumentale, tutto rimanda alla voce e all\u2019atto del cantare: i primi a capirlo furono, secoli fa, i trattatisti che hanno codificato nei loro testi informazioni e indicazioni mediandole dalla coeva pratica vocale, ossia usando la voce come modello per le istanze del nuovo idioma strumentale. Molte volte mi sono trovato a chiedere ai miei studenti di conservatorio (ottimi strumentisti, ma privi per formazione di qualunque esperienza vocale) cosa significasse per loro il termine cantabile col quale spesso si trovano a confrontarsi nella loro pratica strumentale; bene, la risposta \u00e8 sempre stata univoca: \u00abCantabile deve essere qualcosa che attiene al cantare, che avvicina il mio far musica al modo del canto\u00bb. Ma la risposta non \u00e8 mai arrivata quando replicavo: \u00abMa per te che non hai mai cantato e sei in procinto di conseguire un diploma, cosa significa cercare sul tuo strumento un suono che attenga al cantare\u00bb? Paradossale, ma vero!<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Nei concerti da te diretti, ai quali ho avuto il piacere di assistere, mi ha sempre colpito la cura riservata all\u2019articolazione della parola. Ho l\u2019impressione che nelle tue interpretazioni il disegno della frase musicale scaturisca da un minuzioso lavoro di limatura fatto attorno alla singola parola. Condividi?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Ti ringrazio molto per questa tua osservazione, che mi rende molto felice perch\u00e9 rende giustizia a quella che \u00e8 la mia idea fondamentale del far musica con la voce, con il coro: chi canta, canta la parola! E anche in questo, lo scontro con i presupposti dello studio accademico, si fa ruvido. Ci hanno sempre insegnato a \u201cleggere le note e a suonarle tutte esattamente intonate e a tempo\u201d (presupposto sicuramente imprescindibile), quasi che la fedele e corretta riproduzione dei suoni possa esaurire in s\u00e9 stessa il nostro rapporto di interpreti con l\u2019opportunit\u00e0 semantica che il codice scritto ci offre. Per chi fa musica con la voce, la parola rappresenta quel che pu\u00f2 trasformare la pagina che avviciniamo, silenziosa e ferma nella sua staticit\u00e0 grafica, in un veicolo di comunicazione espressiva, in un medium tra s\u00e9 e gli altri. La parola \u00e8 gi\u00e0 musica: lo diceva gi\u00e0 Cicerone parlando del cantus obscurus; in essa gi\u00e0 convivono tutti quegli ingredienti che la rendono espressione musicale per eccellenza (altezza dell\u2019intonazione, ritmo, opportunit\u00e0 timbrica, intenzione espressiva \u2026 ). E la prerogativa che connota la parola, l\u2019accento, non ha forse un\u2019etimologia (ad cantus, verso il canto) che lo lega intimamente all\u2019atto del cantare? L\u2019accento \u00e8 il canto della parola stessa, \u00e8 la sua naturale intonazione, e questa deve mantenersi altrettanto espressiva in musica. Quando il compositore ha saputo rendere giustizia alla parola, dipingendola con un gesto grafico che asseconda il suo corretto modo di pronunciarla, \u00e8 compito della sensibilit\u00e0 dell\u2019interprete lasciar risuonare la sua intrinseca e connaturata musicalit\u00e0 nel suono che emette. Perch\u00e9, domando sempre ai direttori con i quali ho il piacere di confrontarmi, pur riconoscendo un valore espressivo e musicale alla parola e non potendo fare a meno di sentire la grande potenza espressiva della musica che la riveste, alla fine riusciamo a far s\u00ec che la feconda unione di parola e suono risulti sterile, monocorde? Forse il condizionamento stilistico di certe esecuzioni d\u2019oltralpe pesa sulle nostre idee \u2026<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Nella tua carriera hai avuto modo di spaziare nei diversi generi della musica corale e di eseguire musiche di autori di epoche diverse. Ma qual \u00e8 il repertorio dove ti senti pi\u00f9 a tuo agio e dove pensi di saper esprimere al meglio la tua sensibilit\u00e0 artistica?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Agli inizi della mia attivit\u00e0 di direttore ho indirizzato le mie scelte verso la letteratura del periodo rinascimentale e barocco, anche in ragione del fatto che il gruppo con cui lavoravo in quel periodo non mi consentiva di avvicinarmi consapevolmente e con cognizione di causa da un punto di vista tecnico e musicale ad altri repertori. Ho sempre creduto, e ancor oggi lo credo fermamente, che i propri desiderata di interprete musicale vadano consapevolmente filtrati e mirati sulle reali potenzialit\u00e0 del gruppo di cui si dispone. In quegli anni, davvero fecondi per lo studio, il lavoro di formazione con Domenico Zingaro e di approfondimento con Giovanni Acciai ha contribuito in maniera sostanziale a strutturare il mio pensiero di interprete. Oggi ho il piacere di poter avvicinare letterature corali di epoche diverse: la formazione che dirigo me lo consente e credo che, nel tempo, anche io sia cresciuto con loro. Resto sempre per\u00f2 particolarmente attratto e stimolato dalla letteratura pi\u00f9 antica, anche perch\u00e9 la lunga e intensa frequentazione della stessa mi ha aiutato a leggere e interpretare meglio quel che \u00e8 seguito. In ogni caso, quale che sia l\u2019autore e il periodo da affrontare, cerco sempre di pormi in modo intellettualmente onesto di fronte alla pagina da interpretare, e solo dopo aver dedicato cura e tempo all\u2019analisi e allo studio della partitura lascio che le istanze estetiche e stilisti che di un linguaggio musicale risuonino in me: la pagina musicale parla all\u2019interprete che umilmente si predispone ad ascoltarla.<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Una performance corale prevede varie fasi di lavoro. Dico le pi\u00f9 importanti. Lo studio della partitura, l\u2019istruzione delle sezioni del coro, la concertazione, l\u2019esecuzione vera e propria. In quale momento concentri l\u2019impegno maggiore? Vien da pensare che un coro ben addestrato possa cantare senza direttore. Eppure, c\u2019\u00e8 chi considera irrinunciabile il gesto del direttore, anche (o soprattutto) in concerto. Come la pensi?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Il cammino che porta dalla scelta di un brano, al suo studio individuale e corale, alla concertazione e infine alla esecuzione \u00e8 una sorta di cammino di iniziazione. Il primo a dover essere \u201ciniziato\u201d al significato della musica da eseguire \u00e8 proprio il direttore. Prediligo pertanto uno studio molto approfondito della pagina da eseguire; questo mi aiuter\u00e0 a condurre con pi\u00f9 facilit\u00e0 il gruppo che con me dovr\u00e0 condividere l\u2019esperienza musicale lungo le strade della comprensione del brano. Una comprensione che dovr\u00e0 nutrirsi di cognizioni storiche, estetiche, tecniche, vocali, corali. .. Il coro deve conoscere, comprendere e condividere i percorsi interpretativi del direttore, che si esprimono \u2013 durante le fasi di lavoro collettive \u2013 attraverso un uso sapiente della parola parlata, un uso ancor pi\u00f9 intenso ed efficace della parola cantata nelle esemplificazioni vocali, in un gesto che istante dopo istante diviene sempre pi\u00f9 visualizzazione del pensiero, non mera pulsazione metronometrica avulsa da quel dire espressivo che abita il suono. Un coro tecnicamente ben addestrato pu\u00f2 arrivare a cantare senza un gesto direttoriale accademicamente inteso, ma pu\u00f2 ugualmente non poter fare a meno di aver di fronte quella figura che nel momento della esecuzione \u00e8 solo e semplicemente promemoria visivo di un percorso di iniziazione, condiviso e compreso, al di l\u00e0 del gesto chironomico. Il gesto del direttore pu\u00f2 arrivare a sganciarsi da tutti i presupposti tecnici che lo abitano per divenire, nel momento della esecuzione, \u201cmedium\u201d di una comunicazione, unica, intima ed esclusiva, con il coro che ha di fronte. \u00c8 un gesto d\u2019amore.<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Il tuo <em>palmar\u00e8s<\/em> \u00e8 ricco di successi ottenuti in concorsi nazionali ed internazionali. Credo che in primis sia doveroso ricordare la splendida affermazione del 2003 all\u2019Internazionale di Arezzo. con il conseguimento del Gran Prix. Vuoi raccontarci le emozioni di quei giorni.<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Il ricordo di quei giorni, e di quelli che gli sono seguiti riporta alla mente emozioni molto forti, anche contrastanti fra loro. Ripenso senz\u2019altro in prima istanza al lavoro condiviso con il coro e ai brillanti riconoscimenti ottenuti, ma anche a un certo malsano clima della coralit\u00e0 italiana, che dietro a luminescenti vetrine nasconde, a volte neanche troppo, grandi povert\u00e0 \u2026<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>A giudicare dai tuoi impegni ti occupi molto di formazione. In forma stabile od occasionale, tieni corsi, <em>stages<\/em> e <em>masterclass<\/em> per direttori di coro in varie localit\u00e0 italiane e straniere.\u00a0Mi incuriosisce sapere se, dopo anni di questa attivit\u00e0, riconosci la tua impronta in qualche giovane direttore; insomma, se, come si dice, pensi di aver fatto scuola.<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Non \u00e8 mai stato un mio obbiettivo quello di creare una \u201cscuola di pensiero\u201d. Sicuramente ci sono persone a me pi\u00f9 vicine, con le quali oggi vivo lo stupore fecondo di un rapporto di discenza trasformato in vera amicizia, e che in maniera pi\u00f9 diretta di altre hanno condiviso con me esperienze formative, didattiche e musicali forti e caratterizzanti, che oggi si riconoscono, come me, entro i confini di una determinata linea di pensiero musicale e pi\u00f9 in generale di una idea del \u201cfar coro\u201d. Mi preme comunque dire, che ho ricevuto moltissimo in ogni esperienza corsuale che ho avuto il privilegio di condividere con cantori e direttori: la mia crescita \u00e8 passata prepotentemente anche attraverso questi incontri, nei quali il desiderio di approfondimento e conoscenza dei discenti \u00e8 indiscutibilmente diventato uno stimolo per il sottoscritto.<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Una questione spinosa. Ho assistito lo scorso anno alle selezioni per il Premio Nazionale delle Arti, riservato ai cori di conservatorio. Francamente, c\u2019\u00e8 stato poco da entusiasmarsi per il livello espresso dalle compagini che si sono esibite. Approfitto pertanto della tua schiettezza e del tuo ruolo di docente di esercitazioni corali, per chiederti i motivi per cui, all\u2019interno dei conservatori italiani (cio\u00e8 dei luoghi deputati all\u2019alta istruzione musicale), stentano a formarsi gruppi corali di valore e di riferimento.<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Rispondo a questa domanda con la curiosit\u00e0 di chi verr\u00e0 a contatto (in qualit\u00e0 di membro della commissione di ascolto) per la prima volta alla fine di questo mese di aprile con questa esperienza concorsuale nella quale vengono coinvolti i cori dei conservatori italiani. Lavoro ormai da un ventennio nei conservatori italiani e posso solo dire una cosa a questo riguardo: come per tutte le esperienze concrete della vita, quando accade (o non accade) qualcosa c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che vuole che sia cos\u00ec. Nei conservatori italiani non ci sono cori? Quelli che ci sono non cantano o esprimono un livello decisamente basso? La risposta a questi interrogativi \u00e8 presto data. Gli studenti dei conservatori italiani non hanno nulla da invidiare a nessuno studente di nessun altro conservatorio europeo. Dobbiamo soltanto porci con estrema franchezza alcune domande: in quale misura la gestione didattica dei conservatori italiani (e sto parlando in modo concreto, pensando ai direttori) promuove la coralit\u00e0 in seno al conservatorio? Obbligando gli studenti a un numero irrisorio di anni di frequenza alla classe di esercitazioni corali, in un momento della vita formativa dello studente che \u00e8 magari non \u00e8 neanche fisiologicamente idoneo (leggi, per le voci maschili: quello della muta della voce)? Esonerando gli studenti delle classi di canto a partecipare alle lezioni di esercitazioni corali? Ebbene s\u00ec, i cantanti vengono esonerati perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 corale \u201cdanneggia il loro strumento\u201d \u2026 Continuiamo pure a creare degli illusi! Coloro i quali dovrebbero far tesoro di una esperienza didattica che potrebbe essere \u2013 nel loro poco roseo futuro \u2013 l\u2019unica valvola di sfogo per poter continuare a far musica dopo lo straccio di diploma che verr\u00e0 loro rilasciato, vengono esonerati dalla stessa! Ma lo sanno questi cantanti che chiedono esoneri a raffica presentando false certificazioni mediche (se ci fosse lo spazio avrei una letteratura in proposito \u2026 ) che alcuni fra gli attuali pi\u00f9 grandi cantanti al mondo (facciamo solo un paio di nomi: Anne Sofie von Otter, mezzosoprano svedese, e Brin Terfel, baritono gallese) provengono da qualificatissime esperienze corali? Ma forse, in Svezia e in\u00a0Scozia, la voce ai cantanti che studiano non si rovina come in Italia! Che dire poi, quand\u2019anche non ci si imbatta in situazioni come quella sopra descritta, delle scelte di repertorio delle classi di esercitazioni corali? Gli studenti dei conservatori italiani devono cantare, devono frequentare la pratica vocale come un nutrimento formativo per la parallela pratica strumentale: la voce, il coro, deve tornare \u2013 anche qui da noi \u2013 a essere un punto centrale del progetto formativo. I giovani che frequentano i conservatori italiani vanno formati alla coralit\u00e0 dalla base, con le difficolt\u00e0 che si incontrano solitamente lavorando con un coro di dilettanti: hanno poca esperienza nella lettura cantata (mi esimo dall\u2019esprimere opinioni sulle competenze acquisite dagli studenti nelle classi di teoria e solfeggio), nessuna esperienza vocale e tantomeno corale; non sono abituati a pensare all\u2019intonazione di un suono come a un fatto legato alla volont\u00e0 della coscienza \u2026 Quindi, in sostanza, cosa fargli cantare? Ma, come per tutte le esperienze della vita, ci sono le \u201ceccezioni che confermano la regola\u201d: laddove in un conservatorio si uniscono lungimiranza e competenza didattica e c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 \u201cche vuole\u201d, i cori cantano \u2026 e bene!<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Una delle iniziative in cui sei stato di recente particolarmente attivo \u00e8 quella della conduzione del Coro Regionale Valdostano e, fuori dai confini nazionali, del Coro Nazionale Giovanile Argentino. Forme analoghe di aggregazioni corali attorno a un progetto si ripetono altrove e in diversi contesti. Vuoi brevemente parlarci del senso di queste esperienze?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: L\u2019esperienza del Coro Giovanile Nazionale Argentino \u00e8 stata incredibile. Una formazione solidissima, formata da giovani tra i 18 e i 29 anni selezionati su scala nazionale e provenienti da tutto il territorio argentino (che conta una superficie pari a cinque volte quella italiana): il meglio del meglio dal punto di vista musicale e non soltanto per la qualit\u00e0 vocale! Ricordo che nei giorni immediatamente successivi alla mia produzione musicale a Buenos Aires (con un repertorio completamente dedicato alla letteratura italiana del \u2019900) si sarebbero svolte selezioni nazionali per integrare l\u2019organico\u00a0alla fine della stagione sarebbe stato privato di un paio di voci per raggiunti limiti di et\u00e0. Gli iscritti alla selezione per soli due posti erano pi\u00f9 di 150! S\u00ec, perch\u00e9 il Coro Giovanile Nazionale Argentino \u00e8 un coro trattato professionalmente dallo Stato, che stipendia i cantanti che ne fanno parte per tutti gli anni di permanenza nella formazione. Come se non bastasse, in Argentina ci sono anche il Coro Nazionale dei Bambini, il Coro Nazionale dei Ciechi e il Coro Nazionale (degli adulti): anch\u2019essi tutti regolarmente stipendiati. Necessit\u00e0 di commentare? Uno dei paesi al mondo che dopo anni di estrema congiuntura e difficolt\u00e0 economica sta ora rialzando un poco la testa, ci d\u00e0 una grande lezione di civilt\u00e0. Un intero popolo che canta \u2026 e come canta! Un bilancio decisamente positivo \u00e8 anche quello che posso tracciare dopo la bella esperienza alla guida del primo Coro Regionale Valdostano: 17 cori su 31 hanno aderito all\u2019iniziativa per un totale di 72 cantori abbastanza equilibrati numericamente nella distribuzione fra i registri vocali, soprattutto se si tiene conto della \u201cfisiologica\u201d mancanza di voci maschili. Ricordo ancora l\u2019entusiasmo con il quale fu accolta la proposta dell\u2019iniziativa da parte della commissione artistica e soprattutto del presidente dell\u2019associazione dei cori valdostani, Marinella Viola, che non ha esitato a valutare concretamente la fattibilit\u00e0 dell\u2019operazione. Ghiotta si rivelava poi l\u2019opportunit\u00e0 di far coincidere il primo concerto di questa formazione regionale con il decennale dell\u2019Arcova. Un progetto lungimirante, che spero venga portato avanti in futuro da questa piccola ma operosa associazione regionale; un\u2019opportunit\u00e0 concreta, al di l\u00e0 di tante parole, per far crescere il senso di appartenenza attorno al valore del cantare insieme.<\/p>\n<p>M. Zuccante: <strong>Nel tuo lavoro, oltre alla direzione stabile del prestigioso Ars Cantica Choir &amp; Consort, collabori in Italia e all\u2019estero con varie istituzioni corali professionali e non. In virt\u00f9 di questa privilegiata posizione di osservazione e della tua esperienza, come giudichi le opportunit\u00e0 che si offrono oggi a un giovane che volesse intraprendere il mestiere di direttore di coro? Quali consigli ti senti di\u00a0dargli?<\/strong><\/p>\n<p>M. Berrini: Ho il piacere di poter collaborare stabilmente con i cori dei teatri di Siviglia e Malaga, in Spagna, e questo mi ha offerto l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarmi con realt\u00e0 musicali, e di formazione musicale, molto differenti dalla nostra. Gli studenti che si preparano alla professione del direttore di coro, all\u2019estero, godono innanzitutto di una opportunit\u00e0 quasi totalmente negata in Italia: quella di poter studiare, almeno in alcuni momenti della loro carriera di studenti, di fronte a una formazione corale. \u00c8 risaputo che in Italia al direttore di coro sono offerte pochissime opportunit\u00e0 per studiare con un coro: \u00e8 incredibile, ma \u00e8 la realt\u00e0, ormai consolidata e confermata da anni. Inoltre il direttore di coro italiano non ha reali sbocchi occupazionali: le formazioni professionali legate agli enti lirici e alle istituzioni sinfoniche usano criteri molto \u201coriginali\u201d per la selezione degli eventuali maestri del coro, e comunque sempre senza indire alcuna forma di concorso pubblico; sono pochissime Ce piuttosto blindate anche esse) le istituzioni religiose propense a considerare in modo professionale la figura del maestro di cappella. E poi, in Italia, o sei direttore d\u2019orchestra o non sei nessuno \u2026 Quindi le prospettive non sono rosee: una formazione \u201call\u2019acqua di rose\u201d, nessuna certezza lavorativa concreta nel campo specifico. Ma io mi sento di invitare i giovani e gli appassionati a non mollare. Soffriamo della mancanza di alcune fondamenta culturali a livello musicale (e non solo) che penalizzano pesantemente tutto il settore. A noi direttori di coro sta il compito di lavorare sul territorio, diffondendo quella cultura del far musica in prima persona che sola pu\u00f2 recuperare alla musica (quella con la M maiuscola!) il posto che le spetta nella prospettiva culturale del nostro paese; lavorare all\u2019interno di quel fecondo terreno di coltura che sono i cori amatoriali, con dedizione, pazienza, umilt\u00e0. facendo crescere una consapevolezza musicale individuale che possa poi esprimersi a livelli sempre pi\u00f9 qualificati. Quella della bellezza \u00e8 la migliore voce per rendere giustizia a chi fa sempre pi\u00f9 fatica a farsi ascoltare.<\/p>\n<p>[Choraliter, n. 31 Gennaio-Aprile, Ed. Feniarco, 2010]<\/p>\n<p>Marco Berrini \u00e8 Direttore di Coro, Direttore d\u2019Orchestra e Didatta. Ha completato la sua formazione accademica con gli studi musicologici.Vincitore di Primi Premi nei pi\u00f9 importanti Concorsi Corali Nazionali e Internazionali, \u00e8 stato Finalista alla Prima edizione del Concorso Internazionale per Direttori di Coro \u201cMariele Ventre\u201d di Bologna (2001) dove ha vinto il 3\u00b0 premio ex-aequo.Dal 1989 al 1992 \u00e8 stato Maestro Sostituto Direttore del Coro da Camera della Rai di Roma col quale ha effettuato registrazioni per RAI Radio Tre. \u00c8 direttore artistico e musicale del complesso vocale professionale Ars Cantica Choir &amp; Consort, e fino al giugno 2010 del Quartetto Vocale S. Tecla, formazione professionale del Duomo di Milano; ha fondato e dirige il Coro da Camera del Conservatorio \u201cAntonio Vivaldi\u201d di Alessandria. Ha diretto in Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Israele, Argentina, Emirati Arabi. E\u2019 stato Direttore Ospite al Co.Na.Jo. (Coro Nazionale Giovanile) dell\u2019Argentina e del Coro del Teatro Municipale di Cordoba (Argentina). Collabora in qualit\u00e0 di Direttore Ospite con il Coro del Teatro dell\u2019Opera di Malaga (Spagna), con il Coro del Teatro de La Maestranza di Siviglia e con l\u2019Orchestra e Coro della Comunit\u00e0 di Madrid (ORCAM), (Spagna). Ha curato la pubblicazione di musica vocale per le case editrici Suvini Zerboni, Carrara, Rugginenti, Discantica, BMM, Carisch. \u00c8 regolarmente chiamato a far parte della giuria di concorsi corali nazionali ed internazionali e a tenere master di formazione e perfezionamento per cantori e direttori in Italia e all\u2019estero. Dal 2009 \u00e8 direttore artistico della Milano Choral Academy, scuola internazionale di formazione perfezionamento per direttori di coro e cantori. \u00c8 titolare della cattedra di Esercitazioni Corali (vincitore di concorso nazionale) presso il Conservatorio \u201cAntonio\u00a0Vivaldi\u201d di Alessandria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-22815\" src=\"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-8.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-22813-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/1769\/72\/Zuccante-LaContessinaAndreinaViola.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/1769\/72\/Zuccante-LaContessinaAndreinaViola.mp3\">https:\/\/www.maurozuccante.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/1769\/72\/Zuccante-LaContessinaAndreinaViola.mp3<\/a><\/audio>\n<p>Mauro Zuccante, \u201cLa Contessina Andreina Viola\u201d, da Tre Piccoli Epitaffi,\u00a0Coro da Camera del CONSERVATORIO DI ALESSANDRIA \u2013 Marco Berrini, direttore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M. 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