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«Wasserklavier, del 1965, indaga gli aspetti simbolici e le suggestioni che possono essere legate al concetto di acqua, specie in relazione con gli strati “sommersi” della memoria […] Il risultato è di toccante nostalgia, anche grazie ad un attento ed originale studio sul timbro dello strumento, di cui si rievocano alcuni tratti salienti (in particolare derivati dal pianismo di Chopin, Debussy e Skriabin) con grande maestria ed originalità». [Da R. Prosseda, La produzione pianistica di L. Berio]



Berio, “WasserKlavier”


Quando una mia compagna di Conservatorio inserì nel programma di un saggio pubblico questo lavoro di Luciano Berio, il direttore dell’Istituto, apertamente ostile nei confronti delle forme musicali troppo moderne, non approvò la scelta. Il mio insegnante di pianoforte lo rassicurò: «Porti pazienza, maestro, si tratta di un pezzo assai breve». A malincuore, sopportò.

«Wasserklavier, fu composto dopo una conversazione tra amici, a New York, a proposito dell’interpretazione dell’Intermezzo in si minore di Brahms e della Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani di Schubert; ancora una volta, dunque, entra in gioco il rapporto con la storia della musica. Berio intese il pezzo come commento musicale alle riflessioni della serata: non a caso la tonalità di fa minore risulta ben presente lungo tutto l’arco del breve frammento». [C. Di Gennaro]



Schubert, “Fantasia in fa min.”




Brahms, “Intermezzo in si min.”