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Chissà perché, fin da bambino, mi ha accompagnato il presentimento che, nel corso della vita, avrei assistito alla fine di qualcosa. Non c’è da meravigliarsi, dal momento che sono cresciuto negli anni della paura per un devastante conflitto atomico. Ma non credo sia questa la spiegazione. La mia è una sensazione intima, malinconica e ricorrente.
Si è fatta risentire, quando ho appreso del crollo del tetto di Casa Zuccante, a Pederiva di Grancona, nel vicentino.

Nei racconti dei nonni, di mio padre, delle zie, quella era la “Casa dei Zuccante”, la casa dove si è generata la famiglia e, soprattutto, la casa che fu di Giuseppe Zuccante, “il Professore” che ha dato lustro alla famiglia.
Ricordo di averla visitata, da piccolo, un paio di volte, quando era ancora abitata dagli ultimi eredi del Professore. C’era un bel giardino.
Forse, la malinconia si è ripresentata motivata dalla consapevolezza che le diramazioni familiari, germinatesi attorno alla figura del padre del Professore (Giovanni), si sono, nel giro di qualche generazione, sfoltite e rinsecchite.
Oggi, che io sappia, a un solo giovane (che porta lo stesso nome del padre del Professore) è affidata la speranza di un futuro.

Giuseppe Zuccante (1857-1932)

Nato alla metà del 1800 a Grancona (VI), da un’umile famiglia di agricoltori, in gioventù intraprese gli studi classici-umanistici, dapprima al Ginnasio di Lonigo (VI) e in seguito al Liceo Pigafetta di Vicenza, distinguendosi come allievo modello, dotato di straordinarie capacità d’apprendimento. Laureatosi, quindi, presso l’Università di Padova nel 1879, ottenne, a soli 37 anni, la cattedra di filosofia presso l’Ateneo di Milano, incarico mantenuto ininterrottamente per quasi 40 anni.

Il suo intenso lavoro di didatta e di ricercatore si orientò principalmente nel campo della filosofia classica antica. Tuttavia, i suoi interessi si allargarono anche alla comprensione delle moderne teorie filosofiche, come il Positivismo, elaborate sul finire del XIX secolo dall’illustre pensatore inglese Herbert Spencer (1820-1903), di cui Zuccante fu tra i più importanti conoscitori e divulgatori in Italia.

Scrisse un centinaio di saggi e studi di carattere filosofico e letterario, pubblicati nelle collane delle più prestigiose case editrici italiane del tempo: Treves, Paravia, Hoepli, Vallecchi, Garzanti, Loescher ecc. Grazie all’alto valore e alla profondità dei suoi studi, conseguì una larga notorietà a livello nazionale. Ricevette, inoltre, ampi ed ufficiali riconoscimenti da parte delle istituzioni culturali più prestigiose: fu membro dell’Accademia dei Lincei di Roma e fece parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione negli Anni venti del secolo scorso, nel periodo della riforma Gentile. Da ricordare, infine, la sua collaborazione alla stesura della prima edizione dell’Enciclopedia Italiana Treccani, per alcune voci sulla filosofia antica.