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YVER

per coro misto a cappella (1908)

di Claude Debussy

Yver fu pubblicata nel 1908, come ultimo pezzo della trilogia Trois Chansons de Charles d’Orléans. Ma la sua composizione risale a qualche anno prima. Fu infatti realizzato nel 1898, per un coro amatoriale che lo stesso Debussy dirigeva in quel periodo.
I benedettini di Solesmes, i Chanteurs de St. Gervais, la Schola Cantorum di Parigi, hanno rivestito un ruolo fondamentale nel contesto del revival della musica antica in Francia, e hanno rappresentato un’influenza particolarmente significativa anche sulla musica di Claude Debussy.
In un’intervista del 1910 al Paris-Journal, Debussy rivela la sua profonda ammirazione per i vecchi maestri del XVI secolo: «Loro sono la musica stessa, la forza elementare alla quale nulla resiste».

L’omaggio all’antico è evidente, innanzitutto, nella scelta del testo, quello di un poeta di epoca rinascimentale, Charles d’Orléans (1394-1465), appunto.

Yver, vous n’estes qu’un villain;
Esté est plaisant et gentil,
En tesmoing de May et d’Avril
Qui l’acompaignent soir et main.

Esté revest champs, bois et fleurs,
De sa livrée de verdure
Et de maintes autres couleurs,
Par l’ordonnance de Nature.

Mais vous, Yver, trop estes plain
De nège, vent, pluye et grézil;
On vous deust banir en essil.
Sans point flater, je parle plain,
Yver, vous n’estes qu’un villain!

[Inverno sei cattivo.
Estate è piacevole e gentile.
Lo testimoniano Maggio e Aprile
che l’accompagnano sera e mattino.

Estate riveste i campi, boschi e fiori
del suo abito di verde
e tanti altri colori,
secondo l’ordine di natura.

Inverno, ma tu Inverno, sei troppo pieno di neve,
di neve, vento, pioggia e nevischio.
Bisognerebbe mandarti in esilio.
Non ti lodo – io parlo chiaro –
Inverno sei cattivo.]

La forma ternaria poetica (abba, cdcd, abbaa) è ricalcata da quella musicale: A (batt. 1-22); B (batt. 22-47); A (batt. 47-70).
Il contesto stilistico generale è quello di una ripresa, in chiave moderna, della maniera della polifonia antica. Indizio inequivocabile dell’influsso esercitato dalla musica corale antica in un musicista che annoveriamo tra i capostipiti della modernità.
Il testo ci parla delle opposte stagioni: il cattivo inverno e la gentile estate. Quest’opposizione – che, metaforicamente, possiamo ricondurre agli stati d’animo di fastidio e piacevolezza – viene espressa in musica attraverso contrasti di scrittura.
L’inverno è caratterizzato da tessiture polifoniche nette, ritmicamente agitate e spigolose.

C. Debussy, Yver, es. 01 

L’estate da un profilo vocale omoritmico, più regolare, cantabile e sinuoso.

C. Debussy, Yver, es. 02 

Il quadro formale non è, però, così rigidamente compartimentato per contenuti espressivi. Il linguaggio musicale del grande compositore francese affascina per l’innesto di fattori ambigui e sorprendenti, che promuovono il superamento della facile previsione e della quadratura degli schemi.
Infatti, nella sezione A, s’insinua già un elemento di piacevolezza che anticipa la natura languida e amabile dell’estate.

C. Debussy, Yver, es. 03 

Analogamente, nella sezione B, irrompono brutalmente i tratti ruvidi dell’inverno.

C. Debussy, Yver, es. 04 

Queste ultime osservazioni mettono in luce, ripeto, una delle qualità assolute del linguaggio musicale di Debussy. Cioè la naturalezza, la flessibilità e l’antidogmatismo attraverso cui cui gli elementi musicali (molto variegati nell’inventiva) si susseguono con continuità e coerenza di stile e nel rispetto dell’impianto formale.

C. Debussy, Yver, vous n’estes qu’un villain