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Non lasciatevi ingannare dal titolo di questo post. India e Cina non c’entrano. Più modestamente, il riferimento è a un brano che ho composto anni or sono e che narra dei Re Magi (già che si avvicina l’Epifania… ) Dico: «Le lezioni», perché, dalla realizzazione di questo lavoro e da ciò che ne venne in seguito, ho raccolto alcuni insegnamenti.

La storia è questa. Ero ancora studente, quando ricevetti l’invito, da parte del direttore di una compagine blasonata, di arrangiare, per coro maschile, alcuni canti popolari natalizi di area vicentina. Colsi l’occasione con ingenua soddisfazione e giovanile entusiasmo.

Attenzione, prima lezione. Ricevetti l’invito, non l’incarico. Un invito non presuppone impegno da parte dell’altra persona. Un incarico, invece, lascia intendere (anche solo sulla parola), che ci sarà, quanto meno, un’esecuzione. Infatti…

In breve consegnai i brani, compreso Da l’Oriente siam partiti. Ma, in cambio, nemmeno una pacca sulla spalla. Naturalmente, rimasi deluso. Interpretai quel mancato riscontro come un giudizio negativo sul mio lavoro.
La vicenda mi condizionò tanto che io stesso sottovalutai Da l’Oriente. All’apertura del mio primo sito web, ne misi con trascuratezza la partitura on line. A disposizione di chiunque. Tanto fa, una più, una meno… Qualche anno dopo, però, Maria Dal Bianco, direttrice del Cœnobium Vocale, mi informò che aveva scaricato la partitura e messo in repertorio il brano. Ne fui felicemente sorpreso.

Seconda lezione. Esistono diverse categorie di musicisti. Quelli che, per eseguire un brano, necessitano del conforto dell’ascolto (la maggior parte); quelli (ma sono molti di meno) che ne sanno valutare la bontà, leggendo la partitura; infine, (rarissimi) quelli che si fidano ciecamente del compositore!

Come se non bastasse l’esecuzione, Da l’Oriente riscosse pure un favorevole apprezzamento, in un concorso internazionale, a cui il Cœnobium Vocale stesso aveva nel frattempo partecipato con successo. Va da sé, inoltre, che la qualità dell’esecuzione da parte dell’eccellente coro vicentino e la registrazione discografica che ne seguì, portarono fortuna al pezzo. Ricordo i commenti lusinghieri di Paolo Bon e Pavle Merkù. 


  M. Zuccante: Da l’Oriente siam partiti, Cœnobium Vocale, Maria Dal Bianco, dir.

Da l’Oriente è stato poi pubblicato (bontà di Giovanni Acciai, o di Marco Boschini, non ricordo bene), in un numero della compianta rivista La Cartellina. È entrato nel repertorio di altri cori. Pertanto, ho avuto modo di ascoltarne ulteriori esecuzioni, più o meno soddisfacenti.

Terza e ultima lezione. Tra le categorie sopra menzionate, la prima include una sottospecie. Si tratta, infatti, di quei musicisti che eseguono un brano, solo dopo il conforto dell’ascolto, ma non ne sanno valutare le insidie tecniche. Ammaliati dalle orecchie, sono confusi nel giudizio e si avventurano in un’improbabile esecuzione.

E qui si chiude il cerchio. Già, perché un’esecuzione disastrosa, da parte di un mediocre musicista, suscita nel compositore un dubbio analogo a quello condizionò il mio parere, quando Da l’Oriente fu, sulle prime, ignorato o scartato: «Che sia un pezzo riuscito male?». Intendiamoci, un dubbio che assale i compositori più scrupolosi. Mica tutti!


Sul web ho trovato, con piacere, altre esecuzioni convincenti.